Il curriculum di Carmen Giorgetti Cima è vasto ed impossibile da racchiudere in queste poche righe. Essendo specializzata in svedese e ha dato voce italiana ad Ingmar Bergman (Nati di domenica, Con le migliori intenzioni) a Lars Gustafsson (Morte di un apicultore, La clandestina, Il pomeriggio di un piastrellista); da Karin Alvtegen (Tradimento, Ombra, Vergogna) a Tove Jansson (Il libro dell’estate, L’onesta bugiarda, Viaggio con bagaglio leggero); da Hakan Nesser (Il commissario e il silenzio, Carambole, Una donna segnata) a Henning Mankell (Prima del gelo). Inoltre è la traduttrice ufficiale di Stieg Larsson, uno degli autori svedesi più discussi ed apprezzati degli ultimi anni. E questo è solo un veloce “assaggio”!

Quand’è che hai deciso di diventare traduttrice? E, se non l’hai deciso, come ti ci sei ritrovata in mezzo?

Ero all’ultimo anno di università, e a un docente del mio ateneo interessava la traduzione di un testo che raccoglieva le lezioni di un suo famoso collega svedese. La materia era il latino tardo. La mia professoressa di letterature scandinave (dico “mia” perché all’ultimo anno ero l’unica studentessa...) mi chiese se fossi interessata e così cominciò... Il libro è tutt’ora in commercio, dopo più di trent’anni.

Secondo te è più faticoso tradurre un romanzo o scriverlo?

Non posso rispondere non avendo mai scritto un libro, però una cosa è certa: lo scrittore sceglie che cosa scrivere e sa (o dovrebbe sapere) di cosa scrive, mentre il traduttore deve di volta in volta farsi anche una cultura in materia. Oltre a doversi calare nella mente dello scrittore, capire come ragiona, qual è il suo registro linguistico e così via. Il ruolo del traduttore è qualcosa di molto complesso, insomma, è interpretazione nell’accezione più vasta del termine e richiede preparazione e rigore. Lo scrittore è certamente meno vincolato.

Se hai tradotto da più lingue, quale secondo te è più “confortevole” nel passaggio all’italiano?

Ho tradotto da più lingue, ma tutte nell’ambito germanico. Posso solo dire che una regola semplice è che più due lingue sono lontane (dal punto di vista grammaticale, lessicale, culturale) più la traduzione è difficile.

Ti è capitato di tradurre un autore che proprio non sopporti?

Diciamo che sono stata fortunata perché ho passato gran parte della mia vita professionale potendo scegliere gli autori che volevo tradurre. Adesso le cose sono un po’ cambiate, ma se non sopporto qualche autore (e ce ne sono), cerco ancora di scantonare...

Il testo che più ti ha fatto ammattire a tradurre? E quello che invece più ti ha divertito?

L’autore forse più difficile che ho tradotto è la scrittrice Kerstin Ekman, ma è anche una scrittrice che amo moltissimo e perciò i suoi testi sono più uno stimolo e una sfida che un “ammattire”. Quello che più mi ha divertito? Il libro che sto traducendo adesso – ma per ora è top secret!

C’è stato qualche romanzo (o saggio) che, traducendolo, hai avuto una gran voglia di aver scritto tu?

Sì, un libro di Sven Lindqvist che si chiama Terra di nessuno (Terra Nullius, Ponte alle Grazie 2005), una sorta di pellegrinaggio letterario attraverso l’Australia che avrei voluto scrivere io perché è un libro pieno di informazioni, e insieme un percorso di forte denuncia. E poi perché adoro viaggiare e capire...

Ti è mai capitato di aver voglia di “aggiustare” qualche passaggio mal scritto? Secondo te un bravo traduttore aggiusta o lascia così com’è?

Mi è capitato non poche volte – secondo me il bravo traduttore aggiusta, eccome!

 

La traduzione cine-televisiva ha dei limiti (tempistica, ritmo, labiale degli attori, ecc.): c’è un corrispettivo di questi limiti in quella cartacea (come per es. il numero di pagine del libro finito)? E se sì, quanto possono influire questi limiti sul lavoro di traduzione?

Ovviamente non è possibile porre limiti per esempio di estensione alla traduzione cartacea. Nel passaggio dallo svedese (lingua per buona parte sintetica) all’italiano (lingua tipicamente analitica) il testo inevitabilmente si allunga di un buon 10 o 15%, è “fisiologico”. Il limite semmai sta nel fatto che in molti casi è difficile riprodurre il “ritmo” del testo, la sua “musica interiore” (parlo di letteratura di un certo livello ovviamente...).

Tu sei la traduttrice ufficiale di Stieg Larsson, autore che negli ultimi anni ha conosciuto anche in Italia un successo deflagrante, aprendo le porte a molti altri autori svedesi di thriller: cosa si prova ad aver tradotto un mito contemporaneo?

... perché, di di Stieg Larsson ci sono anche traduttori “ufficiosi”?? Scherzi a parte, la vicenda Larsson è stata un tornado anche per me. E dire che era inziata come tante altre, ricevo un manoscritto (anzi, 3, di cui due in bozze stampate e uno via mail, l’originale “vergine” del terzo libro della Trilogia, così come l’aveva scritto Stieg...) dall’editore svedese, perché lo legga e magari ne parli con i “miei” editori italiani. È una cosa che faccio da anni, in questo caso poi la collaborazione dei traduttori stranieri era particolarmente importante. Si trattava di un debuttante e per giunta già morto (era la primavera del 2005, Stieg era morto nel novembre 2004), il primo libro della trilogia sarebbe uscito in Svezia nell’agosto 2005 e perciò non si poteva dire se sarebbe stato un successo, era solo una speranza ma gli svedesi ci credevano molto. Dunque, leggo la trilogia tutta d’un fiato, mi convinco anch’io che è qualcosa di speciale e può essere un grande successo anche sul piano commerciale, ne parlo con alcuni editori, che però per i motivi di cui sopra (tre volumoni di autore ignoto e già defunto) nicchiano. Però Francesca Varotto di Marsilio ha più intuito, vuole sapere per filo e per segno tutta la trama, si convince che è qualcosa di interessante e decide di rischiare, e in autunno acquista la trilogia (facendo l’affare del secolo!).

Io mi metto all’opera e traduco i libri uno via l’altro, perché intanto il “caso Larsson” è diventato un fenomeno internazionale e tutti sanno come è andata poi. Posso solo dire che sono felice di aver intuito, molto probabilmente per prima in Italia, le potenzialità della Trilogia, di averla tradotta con una certa calma e da sola (non era ancora scoppiata l’isteria delle “traduzioni istantanee” magari a quattro, sei, otto mani...) e di aver raggiunto con ciò una marea di lettori, molti dei quali sono stati così carini da volermi contattare per ringraziarmi delle ore piacevoli di lettura che per il mio tramite avevano passato.

Un grosso rammarico è che purtroppo in Italia i traduttori, oltre a essere pagati poco, non hanno diritto a royalties - molti miei colleghi stranieri si sono assicurati una vecchiaia tranquilla grazie a Larsson. Io, che di Larsson sono coetanea, mi accontento di essere ancora viva, a differenza di lui, e di aver scritto a mio modo un pezzettino di storia...

Per finire, qual è il libro (o la serie di libri) di cui vai più fiera di aver curato la traduzione?

Uno per tutti: La biblioteca del capitano Nemo (Kapten Nemos bibliotek, Giano 2004) di Per Olov Enquist. Un libro straordinario che ho penato anni per riuscire a  portare in Italia (era considerato troppo “difficile”) ma che amo alla follia!