Nel 1764 l’abate Giovanni Battista Vicini curò un’antologia «de’ migliori poeti latini del 1400 e 1500», cedendo alla tentazione di inserirvi tre proprie egloghe. Nel numero 24 di quell’anno della Frusta Letteraria Aristarco Scannabue - esplosivo pseudonimo adottato da Giuseppe Baretti - distrusse l’arte poetica del Vicini con espressioni di deflagrante violenza. «Sin a quando signor abate Vicini illustrissimo, durerà in voi questo furore di scrivere de’ versi cattivi? Non bastano forse quelle Rime Amorose, di cui feci parola nel mio Numero diciannovesimo, per convincere me e i vostri pochi leggitori che non v’è chi v’agguagli nel comporre degl’insulsi sonetti, e delle canzoni ridicole?» Come suo solito, dalle pagine della graffiante rivista lo Scannabue non fa economia di commenti sferzanti su «que’ sozzi versi» del povero Vicini, che non esita a definire «uno de’ magni poetastri d’Italia».

Tre secoli dopo un antologista coraggioso vuole ripercorrere le orme del Baretti, e lo fa a viso scoperto senza l’aiuto di uno pseudonimo: parliamo del professor Amerigo Sghelli. È a lui e alla sua certosina opera di ricerca che dobbiamo la nascita di “Coprologia Poetica”, per i tipi della Logres editore.

Nelle sue 320 snelle pagine di introduzione lo Sghelli, novello Scannabue, espone coraggiosamente il cruccio di ogni amante della poesia: «possibile che per gustare dei buoni versi si debba navigar per maleolenti mari infestati da creature immonde?» Tali “creature”, verrà spiegato in seguito, sono quei poeti senza talento né mestiere che da sempre infestano i mari poetici, e che solo nel 1521 un uomo illuminato - Erasmo da Rotterdam - ebbe il coraggio di definire coniando una «novella parola»: Pöetaster.

Lo Sghelli si interroga sulle proporzioni del fenomeno “poetastro”: «siamo sicuri che il novero dei poeti ispirati superi quello dei poetastri?» Il curatore lascia nel dubbio il lettore: già solo il dubbio comunque è una nota sarcastica bella e buona!

L’intento della “Coprologia Poetica” è chiaro e spietato: raccogliere in un’unica opera il peggio della produzione dei peggiori fra i poeti d’ogni epoca. «È un dono che faccio a tutti gli amanti della poesia - spiega lo Sghelli nelle prime ottanta pagine di introduzione - in quanto fornisco loro nomi e titoli che dovranno accuratamente evitare durante i viaggi per i mari poetici. Quanti infatti hanno dovuto soccombere al canto falso e bugiardo di sirene poetiche, che poi si sono rivelate poetastri con parrucca e coda finta? Per evitare che altri vadano incontro a questi perigli, ho raccolto tutto ciò che è imperativo evitare».

Il titolo dell’opera è forte ma esprime al meglio l’intento del curatore. Non è certo questa una raccolta di “fiori” (anthos), bensì una raccolta... di escrementi (kopros)! Non se ne vogliano gli autori per questa definizione così apparentemente ignominiosa: si sentano invece eletti per esser stati raccolti in un’opera unica nel suo genere.

Andiamo ad incontrare qualche autore.

Grande obiettività mostra lo Sghelli nel presentare nel novero dei peggiori poeti l’autore che più è stato da lui osannato: Alfredo Squarzillo. Con grande onestà intellettuale il curatore ammette che non tutto di questo autore va salvato, e così in quest’antologia raccoglie la celebre lirica “Vomito”: «Vomito e non cesso / Non c’è verso / verso il cesso / mi verso nel cesso / vomito / il verso nel cesso / e cesso qui col verso / ma è diverso nel cesso?»

Si rimane sullo stesso tema con Pluto Onesto e la sua celebre poesia “Cesso (d’amarti)”. «Cesso / d’amarti questa sera / guardando il merletto e / la trina / del tuo vestito blu. / Scarico / il cuore dalle pene. / Catena / tu non esisti più. / Feci / un danno a dirti t’amo: / l’amore non è altro che / aria / che vola via da sé.»

Abbiamo accenti musicali per Enoch Soames e la sua “A una giovane donna”. «Pallide musiche indecise / E tracce d’antichi suoni / D’un flauto imputridito / Si mescolano al frastuono di cembali coperti d’un rossetto di ruggine».

Non potevano mancare le liriche al gusto matematico di Fairweather I con “Riflessioni da un più alto luogo, rivisto”. «Da un altro luogo egli ci ha detto / Che chi perde vincitore della gara sarà eletto, / Che le linee parallele si incontran tutte nello spazio. / Eppure, amore, il volto tuo irato m’incute strazio.»

La controparte è Ippolito dei “conti” Bruga, nato Julius Ganz, un espressionista del principio del ventesimo secolo con la sua “La matematica anatematica dell’amore”: «“I modi in cui t’amo voglio cantare e contare” / disse Liz Browning. Ma a Bob le addizioni mentali / Sottraevano dai vasi seminali / Il vigore necessario per amare. / Per cui rispose: “Piantala con i conti / e contentati solo che ti monti”.» Non resiste lo Sghelli a riportare la leggenda secondo la quale il Ganz, finito che ebbe di declamare i suoi versi, sia stato picchiato da un ubriacone arrabbiato.

Non difettano le poesie orrorifiche, di cui Justin Geoffrey è solo uno degli esempi: «Affollano la notte / con il loro passo di elefante; / io tremo per il terrore / rannicchiandomi dentro il mio letto. / Ali colossali si sollevano / sopra i comignoli dei tetti, / che vacillano, al posarsi / degli zoccoli mastodontici».

Chiude questo rapidissimo scorcio un anonimo polacco del Novecento: «O che robot bello e sodo, / E che operaia-robot bella, / Lei estrae per lui dalla brocca il pentodo, / Lui per lei le spine dalla catinella».

Saranno i posteri a giudicare l’operazione compiuta dallo Sghelli, sempre che detti posteri non saranno troppo occupati a produrre pessime poesie: confidiamo che un futuro antologista... anzi, coprologista segua il solco tracciato dal Nostro e si periti di ampliare la “Coprologia Poetica”.

Vogliamo chiudere con il saluto che Sghelli appone alla fine della sua ingente opera. Il professore sceglie i versi in vece della prosa, operazione coraggiosa che lo mette alla berlina di tutti quanti ha inserito nell’antologia. Grande coraggio ed onestà intellettuale la sua: non vuol distinguersi dagli autori trattati bensì unirsi a loro in un abbraccio poetico. «Questa è per voi, miei poetastri, / nel ciel poetico sì come astri. / Per quanto letto non v’adombrate / e i vostri singhiozzi orsù cessate: / i vostri pianti ognor cangiate / in coprologiche poetate!»

Coprologia poetica a cura di Amerigo Sghelli (Logres Editore, 2010) pag. 920 — euro 59,90 — ISBN 88 7983 997 8

 

Amerigo Sghelli è un professore di italiano in pensione che non rinuncia al piacere dell’insegnamento. Per la Logres Editore ha pubblicato alcuni saggi di critica letteraria, dedicati soprattutto al poeta da lui più ammirato e studiato: Alfredo Squarzillo.

NB: Ricordiamo che le recensioni di questa rubrica sono vere e scritte da persone esistenti ma i libri recensiti non esistono. E' un divertissement letterario.