Dove sei quando scrivi? Sia fisicamente che mentalmente.

Fisicamente sono seduto alla mia scrivania. Se sono altrove, magari elaboro trame o scene, ma non ho l’assetto che mi permetterebbe di scrivere. Con la mente sono immerso nelle scene e nei mondi che descrivo, accanto ai miei personaggi. Sono come uno di quei registi che si vedono sui set. Sono fuori dall’inquadratura del film, ma al tempo stesso sono proprio lì, accanto agli attori e in mezzo alle scenografie. Perché, se io non sono lì a guardare quel che succede, come faccio a descriverlo?

Come scegli le tue vittime, e i tuoi assassini?

Vittime e assassini vengono scelti in contemporanea, perché non c’è un assassino senza una vittima (o più di una) e non c’è una vittima senza il suo assassino (o assassina). Vittime e assassini necessariamente si corrispondono, nella fiction come nella realtà. Perfino un omicidio occasionale richiede una sorta di corrispondenza tra vittima e assassino, tanto più profonda (e quasi metafisica) in quanto manca una connessione superficiale.

Qual è il tuo modus operandi?

La caratteristica principale del mio modo di scrivere è il fatto che non preparo una scaletta. Mi muovo sulla base di alcuni dati di partenza, che possono essere i più disparati. Posso avere la scena d’inizio o la scena finale, uno o due personaggi importanti, un colpo di scena, un omicidio particolarmente ingegnoso, delle battute di dialogo o altro. In definitiva, comincio con alcuni pezzi del puzzle che devo comporre (quelli che ho già) e scrivo come se dovessi completare uno schema di parole incrociate. La stesura, tuttavia, segue la naturale progressione della storia. Perciò, ogni volta che arrivo in un punto dove si trova un vuoto, lo devo colmare prima di proseguire. Può anche capitare che, a metà di una storia, io non sappia ancora chi è l’assassino.

La cosa non mi disturba, perché se non lo so io a maggior ragione non può saperlo nemmeno il lettore.

Chi sono i tuoi complici?

Come scrittore sono tendenzialmente un solitario, perciò non ho dei veri e propri complici, a parte un paio di persone che danno un’occhiata ad alcune delle cose che scrivo. Ma potrei dire (e credo di non essere il solo) che sono i miei stessi personaggi a farmi da complici, perché senza la loro collaborazione non riuscirei a venire a capo delle trame e delle complicazioni nelle quali io stesso li infilo senza farmi troppi scrupoli. Dopotutto, è il loro lavoro.

Che rapporti hai con i tuoi lettori e le tue lettrici? Avanti, parla!

Scrivo sia narrativa che saggistica, non solo poliziesca, ma anche fantascientifica e horror. Perciò non posso dire di non aver mai avuto qualche contatto con lettori o lettrici. Tuttavia, dato che ho scelto di non essere sui social, il rapporto non può essere costante, se non altro perché non saprebbero dove trovarmi. A suo tempo sono stato presente su un paio di blog, e in quel caso mi ero quasi creato un seguito, se non altro per i miei post, tant’è che un romanzo giallo che pubblicai in quel periodo (un poliziesco con camera chiusa e uno spruzzo di gotico) ebbe un buon riscontro e arrivò al sesto posto della classifica generale Amazon.

Che messaggio vuoi dare con le tue opere?

Marshall McLuhan diceva che il medium “è” il messaggio, nel senso che il canale con cui si comunica ha un’influenza che supera quella del contenuto, perché il contenuto cambia mentre quel particolare medium rimane lo stesso, dunque la stessa storia produce effetti diversi se letta o se vista al cinema.

Ma l’affermazione può essere estesa dal canale al formato. Il formato del giallo (il genere poliziesco nelle sue varie accezioni) per me è una messa in scena, simbolica e laicizzata, dell’eterna lotta tra il caos e la ragione. Perciò il mio messaggio è un appello alla razionalità.

Antonino Fazio è laureato in filosofia e in psicologia. Ha pubblicato racconti, articoli, manuali, e saggi, tra cui: “CyClone” (Perseo 2005) “L’incubo ha mille occhi” (Elara 2010, con Riccardo Valla) “Più oscuro della notte” (Delos 2015) “Tecnica e stile” (Delos 2015) “Di cosa parliamo quando parliamo d’amore?” (Tempesta 2017) “Ipnosi e cambiamento personale” (Delos 2018, con Mario Bonelli) “Costruttivismo e teorie dell’apprendimento” (Delos 2019) “Utopian Symphony” (Delos 2025). Più volte finalista al Premio Urania e al Premio Tedeschi, ha vinto il Premio Italia nel 2011 (nella categoria racconti) e lo Sherlock Magazine Award nel 2022.