Racconto tratto da “Era già morto quando fu ucciso”: dieci enigmi con duplice soluzione, e risolverli toccherà a te, o lettore.

I

La stessa e-mail. Tutti i giorni.

“Ti ucciderò con una ragnatela”, questo diceva.

Mario era più curioso che spaventato.

Oltretutto, chi poteva desiderare la sua morte?

Non aveva nemici.

Anzi, aveva molti amici, e quasi tutti su internet.

Era sempre stato un solitario, perché schivo ed introverso: ma internet lo aveva trasformato.

Era quotidianamente in contatto con un sacco di gente, uomini e donne, ma solo a scopo di amicizia e di hobby.

L’amore lo aveva già.

Con loro dialogava di libri, di sport e soprattutto della sua grande passione: la musica.

Da un po’ di tempo riceveva queste strane e-mail da un certo Spider: questo era il suo nick.

Mario aveva provato a buttarla sullo scherzo, ma l’altro, imperterrito, rispondeva sempre con le stesse parole: “Ti ucciderò con una ragnatela”.

Il gioco stava andando avanti da un po’ troppo tempo per essere un divertimento o tantomeno una casualità.

No, non era né un gioco, né un errore: qualcuno lo minacciava veramente.

E Mario, a poco a poco, cambiò.

Prima accendere il computer e guardare la casella di posta era per lui una gioia quasi infantile: pregustava già i messaggi che avrebbe letto.

Col passare del tempo la gioia lasciò il posto alla titubanza, poi alla paura, infine al terrore.

Mario inviò un messaggio a tutti i suoi mail-friends, comunicando loro che per un po’ non sarebbe stato in rete: partiva per un viaggio.

E per un viaggio partì davvero: era senza ritorno, il definitivo viaggio della morte.

Lo trovarono dentro la sua auto, accartocciata in fondo a un burrone.

Un incidente?

“Eh no, proprio no...” commentò fra sé Spider, osservando l’auto dal parapetto della strada.

II

Dal parapetto della strada, in effetti, sembrava un incidente come gli altri.

“Ma la telefonata parlava chiaro: l’ho ucciso io con una ragnatela...”, ripeteva il commissario De Paoli, quasi stentando a credere alle proprie parole.

“Una ragnatela?”, ripeteva assorto Federici. “Una ragnatela?!”

“Be’, ne sapremo di più dopo l’esame dell’auto e dopo l’autopsia di quel che resta del cadavere”, concluse De Paoli.

“Che fine assurda e, come minimo, nebulosa...”, insinuò Federici.

“Nebulosa! Ma come ti vengono in mente queste definizioni?!”

“Nebulosa, misteriosa, come preferisce...”

“Però hai detto ‘nebulosa’!”

“Non le sembra che il tutto sia avvolto in una sorta di nebbia un po’ maligna?”

“Oggi sei decisamente... letterario”, concluse De Paoli. Il commissario provava una certa stima per il suo giovane assistente, ma forse doveva un po’, come dire, ricondurlo alla concretezza e soprattutto al rispetto delle gerarchie: ultimamente il ragazzo si prendeva un po’ troppa confidenza...

Ma, per fortuna, Federici aveva confidenza anche con il computer e questo si rivelò estremamente utile nella soluzione del caso.

III

“Le dico che è così, commissario!”, Federici decisamente stava travalicando...

“Antonio”, De Paoli aveva un tono quasi paterno, “indubbiamente sei un ragazzo dotato di fantasia, ma stavolta stai sfiorando l’assurdo!”

“Eppure tutto combacia: Mario era un assiduo navigatore di internet, dove aveva un sacco di amici, poi ci sono queste e-mail minacciose di Spider... che in inglese, commissario, significa appunto...”

“Dai, Antonio, chi non lo sa che vuol dire ragno?”

“D’accordo, ma cosa fa il ragno?”

“La ragnatela, è ovvio”, De Paoli avrebbe voluto mettere fine a questo gioco delle parti invertito, ma indubbiamente il ragazzo ci sapeva fare.

“E come si dice ragnatela in inglese? Si dice web, proprio come website, sito internet.”

“Cos’è, ti sei messo a fare l’insegnante di lingue?”, e con questo il commissario congedò Federici. “Ne parliamo domani: ora ho altro da fare!!”

Ma in quel momento il telefono suonò.

Era Spider.

Prima di sentire il contenuto della telefonata, lettore, sistemati bene in poltrona... e magari preparati qualcosa di forte da bere.

IV

“Come vanno le indagini, commissario?”, così aveva esordito Spider, con quella voce un po’ melensa che a De Paoli non era piaciuta per niente fin dal primo momento. Sembrava una di quelle voci tipiche da maniaco, o da serial killer, che si sentono nei film, o nei tv movies.