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ThrillerMagazine

15. Paura di Natale

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«Luino, Varese. Il signor Barozzi, da poco colà trasferitosi» ma come parla? «la mattina del 12 giugno viene trovato in queste condizioni dalla donna delle pulizie: riverso in terra, con la vestaglia perfettamente indossata, con le pantofole di pelo di muflone, con un pigiama di seta cucito su misura, con l’anello nuziale al dito», ma finirà quest’inutile elenco? «insomma in condizioni perfette. L’unico suo difetto? Era morto.» Suoni d’atmosfera. «Chi l’ha ucciso? Perché?»
La foto alle nostre spalle scorre lenta.
«La polizia brancola nel buio. Non esiste movente e il signor Barozzi non aveva nemici. In realtà non aveva neanche amici: solo un parente, la moglie ventenne che erediterà un patrimonio milionario, e che è stata prontamente esclusa dalle indagini anche perché doveva correre alle Bahamas in luna di miele col nuovo marito campione di tennis.» Auguri e figli maschi. «Chi ha ucciso dunque il signor Barozzi?»
Un suono tipo spa-tang, luci che girano e zoomate sul volto del presentatore.
«Questo è un... mistero!» L’ultima parola è gridata, prima del buio in sala e dell’inizio dello spot di un altro assorbente, stavolta con le ali.
«Che mistero appassionante» bofonchio ancora immerso nel buio.
L’uomo vestito di nero si prende il volto fra le mani. «Ma come sono finito a fare ’sta roba a Natale?»
Arriva di corsa una donna sul set. «Fermo, Biz, che ti rovini il make-up.» Riconosco Vanessa: questo vuol dire che non hanno neanche una truccatrice ufficiale. La ragazza tira fuori fondotinta o qualcos’altro e comincia ad armeggiare con la pelle di Cornelio.
«Vanessa, mi spieghi come mai sono finito a coprire i buchi nel palinsesto la notte di Natale? Io che facevo programmi da prima serata, che infiammavo le notti con la grande cronaca nera, con i misteri d’Italia. Io che... »
«Tu che non ti decidi a scrivere ’sto benedetto nuovo romanzo», lo zittisce ruvida Vanessa. «L’editore te l’aveva giurato: se non rispettavi la nuova scadenza faceva in modo di seppellire il tuo programma. Pensavi stesse bluffando? Eccoti servito: parlava dannatamente sul serio.» Gli passa il trucco con violenza sul volto. «Finita questa pagliacciata, tu mettiti sotto a scrivere e vedrai che torni in prima serata, con magari degli ospiti decenti.»
«Ehi, guardate che vi sento!» grido dal buio. «E se continuate così, ve la fate da soli questo capolavoro di puntata. Io stavo tanto bene a casa mia, siete voi che mi avete chiamato in tutta fretta.»
«Ma sì, Marlowe, scusaci» fa con voce suadente Vanessa. «È che siamo in una situazione tragica e devo un po’ spronare questo testone, altrimenti da solo non si muove.»
«Ehi», fa per lamentarsi Cornelio, ma si alza il tecnico di studio e comincia a contare con le dita. «Ok, forza, seri e professionali. E poi... MISTERO» grida come un pazzo a cui abbiano pestato un callo. «Qui, a Il club del mistero, parliamo di... ohi, mistero, appunto!» Sbaglio o si sta incartando come una Sperlari? Ma la trasmissione non si chiama Il club della paura? «Abbiamo lasciato il signor Barozzi con le membra irrigidite dall’anelito mortale» eh, che accidenti di modo di esprimersi! «Ma ora, il mistero più grande, più buio e più fitto... chi ha ucciso il sor Peppe?»
Suono tipo sbada-pàm. La parete dietro di noi si illumina con la foto di un rude romanaccio panciuto che sembra uscito da un vecchio film di Aldo Fabrizi, con tanto di canottiera sporca di sugo.
«Il sor Peppe, al secolo Giuseppe Inguagliato, una mattina esce di casa per recarsi al consueto luogo di lavoro — il banco ai mercati generali meglio conosciuto come “Er buco der buciardo” — ma non vi arrivò mai.» Zoomata sul volto del presentatore. «Perché morì la notte prima!» Ma come aveva fatto a uscire di casa se era morto la notte prima? «Gli indizi sono molti, come le macchie di sangue scambiate inizialmente per sugo all’amatriciana. Ma gli inquirenti non si sono fatti ingannare: il coltello nella schiena del sor Peppe è stato analizzato e risulterà in seguito l’arma del delitto.»
Musica tipo bòh-nghede. Ma visto che sto al buio, chi se ne accorge se mi appisolo?
«Cos’hanno in comune tutti questi delitti?» Cornelio comincia ad agitarsi. «Mister MacDonald nel Missouri, ve lo ricordate? E il signor Barozzi di Luino, e il sor Peppe di Roma. Esiste un filo che unisce questi delitti così diversi, lontani nel tempo e nello spazio? Esiste un comune denominatore fra questi eventi? Esiste un minimo comune multiplo? Esiste forse un punto dove queste rette parallele si incontrano?» Esiste un modo per zittire il presentatore? «È questo il vero mistero!»

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Autore: Lucius Etruscus - Data: 23 dicembre 2011

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