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Il mondo creato è come un libro
in cui si possa leggere la Trinità
Breviloquium di San Bonaventura
(XIII secolo)
Buio in sala. Un faro taglia l’oscurità e rivela la presenza di un uomo al centro della scena. Completo scuro, camicia scura, capelli e pizzetto nero. Le dita delle mani congiunte come se stesse pregando. Guarda fisso in camera.
«Quella che stanotte stiamo per raccontarvi è una storia di puro e autentico orrore.» Parla con voce decisa. «Se oggi fosse una notte come le altre, sarebbe solamente una notte di paura: ma stanotte...» pausa ad effetto, «è la vigilia di Natale...» altra pausa ad effetto seguita da occhi scintillanti, «un Natale rosso di sangue!»
Suono d’atmosfera e cambio di inquadratura.
«In questo speciale natalizio de Il club della paura passeremo con voi le ore che ci separano dal giorno di Natale raccontandovi storie di puro e autentico orrore.» Ma non l’ha già detto, questo? Va be’. «Storie di sangue e di paura, ma soprattutto storie irrisolte di crimini efferati: perché il mistero non riposa mai...» zoomata sul volto teso, «neanche a Natale!»
Suono d’atmosfera e un altro cambio di inquadratura.
«Fra poco dovremo dare la linea alla regia per i consigli sugli acquisti, ma voglio rivelarvi subito l’ospite di questa puntata speciale.» Sguardo di ghiaccio, occhi di fuoco. «Potevamo avere un celebre criminologo, potevamo invitare un esperto profiler dell’FBI, potevamo chiamare il capo dei RIS di Parma... Potevamo, sì, avremmo potuto...» Agita le mani in modo strano. «E invece abbiamo con noi... l’investigatore bibliofilo Cristoforo Marlowe...» Ecco, ci manca una pernacchia poi la presentazione è perfetta. Non parte neanche il suono d’atmosfera. «No!» sbotta il presentatore, «non quel Marlowe... Un uomo esperto nell’usare i libri per risolvere crimini.» Peggio non poteva dirlo. «Subito dopo i consigli per gli acquisti inizieremo un viaggio attraverso i più grandi misteri irrisolti: riusciremo a sbrogliarne la matassa?» Un’espressione come a dire “ovviamente no”. «Restate con noi.»
Suono strano, indescrivibile. Il faro sul presentatore si spegne ma si accendono piccole luci a creare una penombra. Parte la pubblicità di un assorbente intimo. Un tecnico di studio fa un gesto strano: a quanto pare vuol dire che siamo fuori onda.
«Ohi, se non mi sputtano la carriera stasera, sarà davvero il miracolo di Natale.»
Io intanto sto seduto al buio e mi sto seccando. «Grazie della presentazione, Mago del Brivido!» dico sferzante. «Potevi pure dirlo che tutti quei professoroni e profiler vogliono soldi che tu non hai.»
«Ti prego, Marlowe» sibila il presentatore, «non è proprio il momento. E poi te l’ho detto, non è questione di soldi — cioè, non è solo questione di soldi: è questione che la produzione non vuole spendere un solo centesimo per una trasmissione che tanto non guarderà nessuno. Chi guarda uno speciale sui misteri criminali la notte di Natale?»
«A me va peggio: mi toccherà parteciparvi», continuo a stuzzicare.
Il tecnico fa un gesto strano: credo voglia comunicarci che mancano dieci secondi alla ripresa della trasmissione.
«Fai il bravo, Marlowe: in fondo c’è gente che pagherebbe per essere chiamata ospite in TV.»
«Sicuro, ma c’è anche chi invece vorrebbe essere pagato. Se non fosse per Vanessa...»
Il tecnico comincia a contare all’indietro con le dita.
«Sì, lo so, tu e la mia Vanessa ormai siete amiconi e devo ad entrambi la vita. [si veda Quattro salti nel buio] Ma non è il caso di farlo pesare. E poi... Bentornati!» L’ultima parola viene gridata a favore della telecamera. «Io sono Cornelio Bizzarro, il vostro umile servitore in questa notte di paura e mistero» Servitore? Ma chi glieli scrive i testi?
Musica in sottofondo. Un qualche scopiazzamento fra Tubular Bells di Mike Oldfield e Profondo Rosso dei Goblin, che poi è praticamente la stessa cosa.
«Il signor Kevin MacDonald, del Missouri, una mattina si svegliò... morto! Era chiuso in una stanza senza né porte né finestre.» E va be’, era murato vivo. «Chi l’ha ucciso? E perché? E come? E quando? E...» ovviamente non può chiedersi il “dove”, visto che l’ha già detto. Per fortuna l’elenco finisce e c’è un cambio di inquadratura. «Ma lasciamo il signor MacDonald nel suo letto di morte», che tanto non scappa mica, «e torniamo in Italia.»
La parete dietro di noi si illumina: appare un’illustrazione con un uomo in vestaglia riverso in terra.