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Girai un po’ il collo e lessi il titolo: Cinici coi canini. Un’avventura del vampiro filosofo.
«Potevi dirglielo che io i libri di vampiri li uso per grattar via i resti quando schiaccio i libri sui lupi mannari...» dissi schifato.
«Non so di cosa vuole parlarti, ma ho pensato che è roba di lavoro e che ti può essere utile: so che non te la passi bene, e non vorrei che un giorno non avessi più soldi per essere mio cliente. Se non mi compri tu quella roba lì», indicò i libri che avevo appena scelto, «non me la compra davvero nessuno.»
Accusai il colpo: i miei clienti hanno il vizio di non pagare, spesso perché risultano più colpevoli di quanto sembrino all’inizio. Aveva quindi ragione, il Messia: un cliente pagante era davvero quel che ci voleva. «Come contatto allora il vampirello? Magari vuole propormi una multiproprietà a Carfax...»
Il Messia sbuffò. «Guarda che è giovane, non puoi fargli queste battutine che ammiccano a Bram Stoker: non le capisce mica. Devi aggiornarti un po’ sui vampiri, Marlowe, che quando ne leggevi tu c’era ancora Carmilla. Comunque gli ho detto che di venerdì passi sempre a fare la “spesa”: ha detto che verrà qui lui per incontrarti, oggi alle 10 e qualcosa.»
Avevo abitudini troppo note: non è un bene per un investigatore, anche se bibliofilo. In questo modo ero facile vittima di attentati: per esempio da parte di un amante di libri di vampiri. Guardai l’orologio con fare teatrale. «Sono proprio ora le 10 e qualcosa, e se entro cinque minuti non entra da quella porta...»
Con perfetto tempismo si affacciò alla porta del negozio un ragazzo magro come la fame e bianco come la morte... o viceversa. Lo sembrava davvero, un vampiro. Lo guardammo entrambi e lui ci fissò per un attimo, quasi indeciso. «Ah già, è vero», dissi per rompere il ghiaccio, «non puoi entrare se non invitato: entra, o figlio della notte!»
Come sempre il mio umorismo non venne apprezzato, ma questo non è mai stato un deterrente per me.
«È lei Marlowe, l’investigatore bibliofilo?» chiese il giovane con un fil di voce.
«Abraham Van Marlowe, per la precisione» risposi, per nulla deciso a smettere di fare il buffone. «Allora, quanti paletti di frassino ti servono? Ogni tre do in regalo un proiettile d’argento, che non si sa mai.»
«Piantala!» mi zittì il Messia. «Il vampirismo è una cosa seria: è la naturale reazione della coscienza umana al concetto di Morte.» Si girò verso il giovane. «Tu sai che gli animali vivono in eterno perché non sono consci della morte?»
«Per carità», sbottai e feci segno al giovane: «spostiamoci in un punto più tranquillo che se no qui riparte il sermone del venerdì.»
Mentre il Messia continuava a parlottare per conto suo, io invitai il ragazzo a sedersi su una pila di Corriere dei piccoli. «Ma... io credevo che lei avesse un ufficio», disse timidamente il vampirello.
«L’ufficio è per i clienti paganti, ragazzo», risposi appoggiandomi su una pila di Dylan Dog. «Non so ancora se tu sarai mio cliente, e qualcosa mi dice che non devo aspettarmi molto riguardo al “pagante”.»
«Al punto in cui sono, lei è la mia ultima speranza Marlowe!» disse con enfasi esagerata il tipo.
«Allora stai messo davvero male, amico», risposi infilandomi una matita in bocca.
«Perché si è messo una matita in bocca?» chiese lo sbarbatello.
«Perché nell’orecchio mi dà fastidio. Richiedimelo più tardi, che ho altri buchi con cui completare la battuta. Allora, qual è questo problema gravissimo: troppo aglio in casa?»
Il ragazzo si guardò intorno poi rispose. «Io mi chiamo Giovanni Polidori e sono un... ghostwriter!»
Lo disse come se fosse una bestemmia. «Un vampiro fantasma, eh?» sghignazzai. «Ti manca di ululare alla luna e poi sei al completo.»
«La prego, basta con le battutine: io sto rischiando grosso, qui. Lei deve aiutarmi ad uscire da un giro pericoloso: è la mia ultima possibilità.»
Mi incuriosii. «Gioco d’azzardo? Scommesse? Donne?» Eppure non mi sembrava il tipo.
«No, niente del genere: peggio! Voglio uscire dal mondo dei ghostwriter, ma loro non me lo permettono. Anzi... in realtà l’unico pericolo concreto viene da lui...»
«Va bene, ragazzo, la sagra dei pronomi è chiusa: se vuoi ingaggiarmi devi usare qualche nome e dirmi di che accidenti stai parlando, se no tiro fuori un crocifisso.»
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