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ThrillerMagazine

14. Io sono quel che sono

di Lucius Etruscus

EDITORE: Che sciocchi patentati che sono, questi scrittori esordienti, a pensare che noi perdiamo tempo a leggere i loro insulsi manoscritti!

Mayor Laurei
Il perfido editore succhiasangue



Il mio nome è Marlowe. No, non quel Marlowe.
Quella mattina mi trovavo nel mio habitat naturale, nel mio humus e in qualsiasi altra cosa indicata da una parola che inizi per h: ero immerso nei libri fino al collo. Era uno di quei venerdì in cui festeggio il fatto che sia venerdì, praticamente senza motivo: i “festeggiamenti” mi portarono alla Libreria ai confini del mondo, il negozio del mio amico Messia.
Messia non è il suo vero nome, ma la barba e i capelli castani lunghi, la parlata salmodiante e suadente nonché una gestualità calibrata gli hanno valso questo soprannome. Lui vende libri usati, espressione che considero oscena: i libri non si usano, si vivono. Si dovrebbe dire “libri vissuti”, e una volta proposi al mio amico di scriverlo sulla sua insegna, per darsi un tono: malgrado il suo soprannome, il luogo dove mi consigliò di andare aveva poco a che fare con il messianesimo.
Quella mattina ero entrato tutto impettito, avevo salutato il mio amico e mi ero dedicato con dignità a sfogliare in modo distaccato alcuni nuovi arrivi: dopo neanche mezz’ora ero sdraiato nella polvere a rovistare negli scaffali meno accessibili e a fare la figura del barbone. Perdo spesso ogni dignità, a contatto con i libri, soprattutto quando scopro un filone aureo nuovo: il mio amico aveva buttato in un angolo alcune vecchie edizioni della Medusa che dovevo assolutamente sfogliare, prendendo appunti su fogli sgualciti, e non c’era altro da fare che sporcarsi fino all’osso.
«È che si dà troppo risalto al concetto di Morte», stava dicendo il mio amico ad un povero e ignaro cliente. Tutti i clienti abituali sanno che non si deve mai dare confidenza al Messia, altrimenti si lancia in una filippica infinita. Il ragazzo in questione era entrato per far finta di comprare dei manga ed uscire invece con dei pornazzi di bassa lega: doveva pagare e scappar via, com’è usanza, e invece per distogliere l’attenzione da ciò che acquistava aveva chiesto “Come va?”. Grosso errore.
«Gli animali vivono in eterno, perché non sanno di dover morire: non conoscono la morte», stava vaticinando il Messia, mentre il ragazzo si chiedeva come si fosse arrivati a quell’argomento. «L’uomo, appena nato, crea la morte e passa il resto della sua esistenza ad impersonare il Cavaliere che vi si oppone. Questa è la più atavica lotta nel mondo umano: quella del Cavaliere contro la Morte. Serve però un arbitro, così è nato il Diavolo: conosci il Ritter, Tod und Teufel del Dürer?»
Il delirio si stava facendo pericoloso, così decisi di intervenire. «Ehi, Messia, hai qualcosa di simile al Simplicissimus ma un po’ più complesso?» La domanda oziosa fece distrarre il mio amico e il ragazzo ne approfittò saggiamente per darsela a gambe buttando i soldi sul bancone: cosa che avrebbe dovuto fare sin dall’inizio.
«Non ho mica capito: cos’è che cerchi?» mi chiese il Messia appena posai sul bancone la pila dei libri scelti fra le centinaia vagliati.
«Ho trovato questa vecchia pièce teatrale di Frank Wedekind, fondatore appunto della rivista Simplicissimus, e mi è venuto in mente di farti quella domanda per distrarti. Guarda che perdi clienti se continui ad ammorbarli con certi discorsi.»
«Finché esisteranno le riviste pornografiche avrò clienti, e posso torturarli come voglio che tanto torneranno sempre a prendere altre riviste.»
Saggezza da fumettaro.
Mi fece il calcolo ad occhio sebbene io abbia sempre insistito per pagare in modo più onesto le primizie che gli trovo in negozio. Non ci ha mai sentito da quell’orecchio, anche perché non bada molto al vero valore di ciò che vende, e quel giorno stava per mettere i libri in una busta quando richiamai la sua attenzione.
«Fermo lì!» sbottai. «Hai un libro di vampiri sul bancone, e se ti muovi di scatto può pungerti: passami un giornale arrotolato che te lo schiaccio io...»
Il mio amico non capì il sarcasmo — non lo capisce mai! — e guardò il libro con occhi neutri. «Ah già!» esclamò. «Me l’ha lasciato un tipo che ti cercava.»
«Un tipo cercava me?» chiesi stupito. «E perché mi cercava qui?»
«Anche lui viene ogni tanto qui in negozio: una volta ti ha visto e, saputo che lavoro fai, un paio di giorni fa mi ha chiesto quando poteva incontrarti per parlare. Gli ho detto di lasciarmi un promemoria e m’ha lasciato quella roba là.» Indicò il libro di vampiri.

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Autore: Lucius Etruscus - Data: 12 dicembre 2011