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9 dicembre
«Il mio nome è Marlowe», dice con enfasi la medium fissando il vuoto.
«Il drammaturgo inglese del Cinquecento?» chiedo.
La donna mi fissa seria. «No, non quel Marlowe».
«Ah», è l’unica mia risposta.
Come diavolo sono finito in mezzo ad una seduta medianica? Probabilmente è iniziato tutto quella sera...
30 ottobre
«Fungo da fungo e perciò non fuggo», stava declamando quel cane di un attore. «Per me il vento non è un evento perché mi fingo fungo.»
Quella sera al DiatriBar tutto mi aspettavo tranne di finire nel mezzo dell’ennesima presentazione di Fungo da fungo, il successo editoriale del momento firmato da Paolo Oste. Il programma era ben altro: Amelia Natomba doveva presentare il suo nuovo romanzo criptico, L’essenza dell’alternanza, ma all’ultimo momento era stata vittima di un critico letterario, che l’aveva picchiata con una copia del precedente romanzo L’alternanza dell’essenza. I critici si fanno sempre più violenti. Così mi ritrovai quella sera a vedere un ridicolo attore in un ridicolo costume ad interpretare i ridicoli versi di Paolo Oste. «Mi tendo a lungo, mi estendo lungo perché fungo da fungo.»
«Ma ti piace ’sta roba?» mi sentii chiedere. Non stavo facendo una bella figura con il mio amico scrittore Daniele Arena: gli avevo dato appuntamento lì per tirarmela da letterato, e invece stavo facendo la parte del... fungo.
«Decisamente no», risposi. «Ciò non toglie che è già la seconda volta che mi capita di assistervi: pare che ovunque mi giri esca fuori Paolo Oste a parlarmi di funghi. Ci sono autori che aspirano a divenire mitici: ad Oste basta essere micotico.»
Il mio amico sorrise. «Posso parlarti del motivo che mi ha spinto a contattarti o dobbiamo aspettare fino alla fine? Tanto per me l’assassino è il fungo.»
«Ecco», sbuffai, «ora che m’hai rovinato il finale puoi anche raccontarmi tutto.»
Arena si sistemò sullo sgabello e mi si fece vicino, come se avesse paura di essere ascoltato da orecchie indiscrete. «Se non hai impegni per i primi di dicembre, ho da proporti una vacanza memorabile in Abruzzo. Buona cucina, paesaggi stupendi...»
Lo fissai. «Hai notato che non mi sto muovendo?» chiesi. «È che mi fingo fungo... Si può sapere che diavolo ti salta in mente? Da quanto mi conosci? Ti risulta che io faccia vacanze o che reputi minimamente importanti la cucina e i paesaggi?»
«Be’ dovevo provarci, prima», rispose il mio amico stringendosi le spalle. «Allora vado giù liscio: è per lavoro ma non ci sono soldi di mezzo, per questo te l’ho spacciata per vacanza. Mi serve una spalla e un testimone non impressionabile per un lavoro sul campo. Tu sai qual è il mio campo, vero?»
Il mio sguardo si fece vacuo. «Se non sbaglio scrivi libri su... qualcosa...»
Arena sbuffò. «Scrivo testi di indagine sul mondo dell’occulto. Mi sembra d’averti spedito il mio ultimo libro, Feste infestate.»
«Senti, siamo amici da tanti anni, e questo è perché non leggo i tuoi libri. Credimi, è meglio così. Allora, che c’è in Abruzzo di così infestato da andarci a fare una vacanza?»
«Conosci il Castello di Malanotte, a Montebello sul Sangro?» Ovviamente non lo conoscevo. «Lì ogni sette giorni Madame Blavaschi dà udienza ad uno scrittore, e ti assicuro che per ottenere quell’udienza anche i nomi più importanti devono sudare parecchio. Durante quell’incontro segretissimo la medium gli dà consigli entrando in contatto con il personaggio che l’autore ha creato.»
Lo fissai sbigottito. «Quand’è che si ride in questa barzelletta?»
«Niente barzellette, è tutto vero. È qualcosa di poco noto al grande pubblico, e puoi anche capire il perché. Tanti scrittori entrano in crisi, la concorrenza è spietata e il mercato editoriale è una giungla. Appena non sanno più cosa far fare ai loro personaggi, prendono appuntamento con Madame Blavaschi, vanno da lei al Castello di Malanotte e zac», batté le mani, «un nuovo libro è pronto da dare alle stampe.»
«Mai sentito niente del genere...»
«Te lo ripeto, non è qualcosa che si vada in giro a pubblicizzare. Io lo so perché per i miei libri bazzico il mondo dei medium. Così per esempio so che ogni anno, il 9 dicembre, la Blavaschi chiude l’attività e per l’occasione apre le porte a più scrittori insieme, allentando un po’ l’atmosfera di segretezza: diciamo che organizza un party di fine anno nel suo castello, prima di ripartire dal primo gennaio con le “consulenze” private e a porte chiuse.»