James Patterson


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JPRossano
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MessaggioInviato: Gio 13 Lug, 2006 3:06 pm    Oggetto:   

Ho la tendenza a pansare che le biografie dei personaggi famosi siano sempre leggermente romanzate tanto da introdurre qualche carattere di tipo agiografico.............................
Wink
JP Rossano (http://www.jprossano.com)
Demonfly
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MessaggioInviato: Ven 14 Lug, 2006 7:49 am    Oggetto:   

La leggenda vuole che la Rowlings abbia scritto l'outline dell'intera saga di Potter in un pomeriggio passato in treno... e che abbia scritto i primi libri in un pub per risparmiare il riscaldamento.
Alessandro
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JPRossano
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MessaggioInviato: Lun 17 Lug, 2006 7:31 am    Oggetto:   

Demonfly ha scritto:
La leggenda vuole che la Rowlings abbia scritto l'outline dell'intera saga di Potter in un pomeriggio passato in treno... e che abbia scritto i primi libri in un pub per risparmiare il riscaldamento.


In effetti memore della sua esperienza il mio l'ho scritto in estate nel giardino dietro casa mentre prendevo il sole, così da aggirare il problema riscaldamento........................ Wink
JP Rossano (http://www.jprossano.com)
Demonfly
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MessaggioInviato: Lun 17 Lug, 2006 3:31 pm    Oggetto:   

Io ne ho scritta gran parte all'Argentario, il problema era il troppo caldo! Laughing
Alessandro
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JPRossano
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MessaggioInviato: Lun 17 Lug, 2006 4:06 pm    Oggetto:   

Capisco la difficoltà di scrivere al caldo sotto il sole cocente con le alte temperature che rischiano di inaridire la vena creativa...............ma d'altronde la genialità di un grande autore non si ferma di fronte a nessun ostacolo
Laughing
JP Rossano (http://www.jprossano.com)
Demonfly
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MessaggioInviato: Lun 17 Lug, 2006 9:14 pm    Oggetto:   

Io veramente scrivevo dopo pranzo e dopo cena, all'ombra Wink

PS Non ho piu' quella casa, ecco perche' parlo al passato Wink
Alessandro
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mauro smocovich
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MessaggioInviato: Mar 18 Lug, 2006 7:58 am    Oggetto:   

eccomi
interpellato dalla bacchetta magica di lamatagliente
io proprio non potrei parlare perchè a me piace scrivere racconti stringatissimi
quando arrivo alle 5 cartelle mi sembra di essermi dilungato troppo
però come lettore concordo con rainwolf
la lunghezza di un romanzo dipende da cosa lo scrittore ha da dire e se non bluffa
si può benissimo leggere un romanzone da 600 pagine e non stancarsene

prendete altieri con i suoi ultimi tomoni e di marino con ora zero

diciamo così (rispondo per lo meno a rainwolf, lamatagliente e demonfly)
l'avventura e azione vera e propria ovvero il plot effettivamente dopo le 250 pagine potrebbe non avere più il suo effetto
però, se sapientemente inseriti, il passato dei personaggi, approfondimenti psicologici, schede tecniche, panorami e quant'altro da fare tomone come dice rainwolf stanno benissimo eccome
bisogna saperlo fare però! amalgamare bene gli ingredienti
e a demonfly dico
la "povertà" e il bisogno di ingegno e la difficoltà di trovare tempo per scrivere, la smani adi scrivere
sicuramente rende meglio in fantasia
quando ci si accasa si mette su pancia e cresce anche il brodo

è anche una questione di età, di bisogni, di tranquillità

prendete dei woolrich o thompson
tormentati per tutta la vita
ogni libro è un buon libro e non è più lungo delle 200 pagine

mi pare di aver detto tutto
ciao
torno al mio sudatissimo diz... uhm segreto!

ancora qualche giorno e ho finito
lo vedrete in libreria a ottobre!
Mauro Smocovich curatore del sito www.thrillermagazine.it
lamatagliente
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MessaggioInviato: Mar 18 Lug, 2006 8:11 am    Oggetto:   

Cool
be' io sono uno di quelli che quando gli dici scrivi una storia s'imbarcherebbe per un viaggio lunghissimo e con il gusto di complicare le cose al massimo , quindi tenere alta la tensione è quasi una sfida.
Però, negli anni(tutti invecchiano) sto un po' rendendomi conto che la tensione pura e dura ha dei tempi precisi, un po' come la commedia. Ora, non è tanto lunghezza in termini di pagine. Va un po' organizzata la famosa triade inizio- svolgimento- finale. Ci sono storie che hanno bisogno di un tempo accelerato e altre che richiedono un movimento almeno inizialmente più cclmo per poi dare gas sul finale.
Personalmente ho idea che il "tomone" richieda storie non solo thriller ma con qualche elemento in più(faccio un esempio, l'uomo di siviglia di Wilson che è un romanzo perfetto perchè unisce thriller, psicologia e rievocazione storica oltre che alcune connotazioni sull'arte senza sbordare in un senso o nell'altro) mentre vicende più serrate impongono che certi tratti psicologici siano più tratteggiati. Lo stesso vale per la forma. La bella pagina,lo stile letterario a volte sono controproducenti se la vicenda è ruvida.
Ehi, ma stiamo facendo un corso di scrittura Razz Razz Razz
JPRossano
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MessaggioInviato: Mar 18 Lug, 2006 12:12 pm    Oggetto:   

Forse mi ripeto ma leggendo gli interventi (ottimi come al solito) di Lamatagliente e di Mauro mi viene da chgiarire ulteriormente il mio pensiero. La lunghezza è relativa, la cosa che ritengo importante è il senso di accellerazione che deve coinvolgere il lettore, pertanto una partenza un po più compassata con un aumento progressivo del ritmo che si deve fare serrato sul finale. A questo punto la lunghezza diventa funzione della capacità dell'autore di dare alla storia questo senso di progressione. Sulla questione che storie ruvide non si sposino molto con stili eccessivamente ricercati concordo con Lamatagliente
JP Rossano (http://www.jprossano.com)
mauro smocovich
Boss
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MessaggioInviato: Mar 18 Lug, 2006 12:47 pm    Oggetto:   

qalcuno di voi ha visto il film il ladro di orchidee?

è un film pazzesco
inizia con l'origine del mondo poi parla diuno sceneggiatore sfigato che deve fare un film biografico su una giornalista che parla di orchidee e poi
diventa una cosa assurda che non posso dirvi

è un continuo ribaltarsi di scene
per me il massimo che si possa volere da una sceneggiatura per tenere inchiodato un lettore
ma non è possibile inserire questo film in nessun genere...

questo è quello che piace a me
ma mi rendo conto che per il mercato ma anche per il lettore stesso che deve scegliere se vedere un film o un altro o leggere un libro piouttosto che un altro
bisogna dirgli pur qualcosa nella quarta di copertina
e cosa gli si dice se tutto il film è "matto"?
e ti fa sbalordire a ogni passo?

questo per dire che ben vengano le regole per stabilire cosa è giusto fare perchè un romanzo sia buono
fatto bene
quali siano le pagine
quant può durare una descrizione... una sparatori perché non annoi il lettore...

ovvero prima si impara la tecnica e solo dopo umilmente si comincia a pensare di stravolgerla e comunque rischiando sul fatto che se non sei inserito in un genere preciso risci di non "essere visto"

e un'altra cosa ancora
c'è sempre il fattore lettore che per fortuna è imprevedibile
una persoan può essere portata aleggersi delitto e castigo tutto d'un fiato e dire ne voglio ancora come può non aver voglia di affrontare nemmeno un racconto di due pagine
a seconda dell'umore, la stagione e i pippi suoi

ho come sempre messo tanta carne al fuoco

spero ci sia chiarezza
Mauro Smocovich curatore del sito www.thrillermagazine.it
lamatagliente
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MessaggioInviato: Mar 18 Lug, 2006 2:35 pm    Oggetto:   

no, è chiarissimo, Mauro.
il fulcro del problema che hai centrato è il numero di varianti che possono determinare il successo o meno di un libro, prima tra tutte le disposizione del lettore in quel momento.
Mi sembra però che da tutti gli interventi si possa dedurre una linea comune che premia la capacità di un autore di capire le regole del gioco del filone e del settore in cui sta scrivendo. Certo è che la nostra è una discussione un po' oziosa e va bene perchè anche questa è una boccata d'aria pulita per chi lavora nell'editoria e parla di libri sempre e solo sotto un profilo commerciale. invece da scambi di idee come il nostro- a questo deve servire un forum- può venir fuori anche il concetto fresco.
Rilancio allora con un'altra domanda. Considerato che i tempi di fruizione sono sempre più compressi non vi sembra che ci sia una notevole scollatura tra quelli cinematografici e quelli letterari?
Lo so, mi dirà qualcuno, se il libro è buono me lo leggo d'un fiato anche se sono settecento pargine. E' vero, ma stavo chiedendomi se a volte non convenga cambiare un po' la forma per trovare dei tagli più sintetici per dire le stesse cose.
O forse è la lettura stessa che impone, a volte, tempi più rilassati.
Sono domande alle quali non so rispondere. Spunti di discussione... Rolling Eyes
JPRossano
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MessaggioInviato: Mar 18 Lug, 2006 4:42 pm    Oggetto:   

Per quello che può valere la mia opinione, ritengo che la scelta di un taglio più sintetico (simil sceneggiatura cinematografica per intenderci) potrebbe essere una scelta vincente alla luce dei tempi di fruizione sempre più ristretti dei lettori.......................ma questo non significa assolutamente che siano scomparsi i lettori amanti dei tomi tipo "Il signore degli anelli " (1100 pagine) che, beninteso, io ad esempio adoro.
La mia impressione nasce dai pareri che raccolgo con le persone con cui parlo, molti dei quali non fanno parte dei lettori accaniti che non si spaventrano di fronte a nessuna lunghezza, o quasi.
JP Rossano (http://www.jprossano.com)
lamatagliente
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MessaggioInviato: Mar 18 Lug, 2006 6:09 pm    Oggetto:   

Cool Ecco torniamo al rapporto tra forma e contenuti.
Ve la immaginate una storia come Il Signore degli Anelli raccontata in 200 pagine tutta dialoghi e frasi sincopate? Difficile, anche reggere un ritmo così frenetico per una vicenda di così ampio respiro.
Forse c'è riuscito(ma nel noir) Ellroy in White Jazz che resta un capolavoro di musica sulla pagina ma, purtroppo, non è veramente molto accessibile alla maggior parte dei lettori.
Per un noir metropolitano, una storia di rapine, per esempio, o di killer, dove l'ambiente è in qualche modo già definito, forse è possibile "tagliare" le scene in maniera un po' più moderna. Wink
rainwolf
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MessaggioInviato: Mar 18 Lug, 2006 7:37 pm    Oggetto:   

non vi si può perdere di vista un attimo, che mettete in campo mille cose .... Io invece, in ufficio fino a tardi Crying or Very sad

Citazione:
Rilancio allora con un'altra domanda. Considerato che i tempi di fruizione sono sempre più compressi non vi sembra che ci sia una notevole scollatura tra quelli cinematografici e quelli letterari?


Provo a partire da qui, la risposta la scindo in due.
Sì,c'è sicuramente scollamento fra tempi letterari e tempi cinematografici, ma sono due piacere diversi. Trovare un taglio più sintetico per dire la stessa cosa ha senso se parte dallo scrittore, se quello è il suo linguaggio o la sua necessità: altrimenti, è solo marketing.
In secondo luogo bisogna stabilire quanto -individualmente - essere una fast food nation lo si consideri un valore. Personalmente credo nella lentezza come forma di resistenza umana e, se il tempo-lavoro-e-indotto già ci impone ritmi compressi, almeno per mangiare, fare sesso, leggere e affini è una questione di dignità darsi tutto il tempo possibile o necessario.
(se qualcuno ama i saggi, date un'occhiata a "Vita liquida" di Bauman)
Quindi, se qualcuno vuole mangiare da mcDonald, avere un orgasmo in 12 secondi e leggersi la divina commedia massimo in 50 pagine si accomodi, ma ho la sensazione che si perda qualcosa. Sad

Citazione:
Mi sembra però che da tutti gli interventi si possa dedurre una linea comune che premia la capacità di un autore di capire le regole del gioco del filone e del settore in cui sta scrivendo


Per me, un conto è capire le regole di ciò che si vuole scrivere, e quindi d'accordo con il discorso di Mauro sul padroneggiare la tecnica prima di volerla stravolgere e via dicendo. In questo c'è l'onesta intellettuale di chi apprende le regole per poter comunicare meglio ciò che ha già deciso di raccontare: una storia,delle idee, sensazioni - la tecnica deve essere funzionale al bisogno di raccontarsi, non al furbetto calcolo di quanto questo sia più confacente alle vendite.

Il linguaggio è una scelta maturata dall'autore, così come la scelta di genere: da qui nasce la sua riconoscibilità, e da qui nasce il patto demoniaco con il lettore (o per come il lettore è in quel momento). Sfido chiunque a leggere le Momorie di Adriano tutto d'un fiato, o distillarsi Shining 10 pagine per volta. Personalmente un'estate ho amato molto "Strade blu" di W.L. Heat Moon perché in quel momento avevo voglia e bisogno di un libro pigro, ma ragazzi!, non succede assolutamente niente in tutte le sue 400 pagine, eppure ..... Smile

La domanda di partenza per uno scrittore dovrebbe essere, insomma: "qual'è la forma migliore per poter dire a chi mi legge quello che voglio dire" piuttosto che "qual'è la forma migliore per poter dire a chi legge quello che vuole sentirsi dire". Anche perché a voler piacere a tutti si diventa anonimi. Confused
lamatagliente
Killer professionista
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MessaggioInviato: Mer 19 Lug, 2006 7:40 am    Oggetto:   

Cool
tutte considerazioni giustissime ... nel migliore dei mondi possibili Cool Cool Cool l'Editoria non è il migliore dei mondi possibili.
il marketing e il conto con il pallottoliere dominano sovrani. Quindi a volte è una questione di sopravvivenza. E non credere che non sia una situazione sofferta.
ma il bravo spadaccino (e anche lo scrittore) fa della sopravvivenza un'arte.
Anche perchè poter scrivere ciò che si sente... e leggere quello che piace
sono condizioni subordinate alla sopravvienza e occorre essere molto attenti a certe condizioni che possono sembrare solo commerciali. Strisciare tra queste trappole, sferrare il proprio colpo al momento giusto e adattarsi alle circostanze esterne che a volte non ci piacciono è di per sè
raffinata e indomabile abilità. putroppo vivere su un'isola convincendosi che è tutto il mondo ci fa sentire solo più eroici ma, alla fine, conduce alla sconfitta che, per quanto nobile, porta all'oblio.
meditate, gente, meditate Twisted Evil
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