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ThrillerMagazine

Assault on Precinct 13

THRILLER, USA, 2005 - regia di Jean-Francois Richet - con Ethan Hawke (Jake Roenick), Laurence Fishburne (Marion Bishop), John Leguizamo (Beck), Maria Bello (Alex Sabian), Ja Rule (Smiley), Drea De Matteo (Iris Ferri), Matt Craven (Capra), Aisha Hinds (Anna), Gabriel Byrne (Marcus Duvall), Brian Dennehy (Jasper - durata: 109 minuti - distribuito da CDI - giudizio: mediocre

Impossibile rifarsi a un classico come Distretto 13 Le brigate della morte e pensare, per rimanere in tema, di uscirne vivi.
Ciò che faceva del film di Carpenter (1976) un piccolo grande capolavoro (oltre ad essere esso stesso il trans-remake di Un dollaro d’onore di Hawks…) era:
1. l’uso accortissimo dello spazio con la netta contrapposizione tra il dentro del distretto, claustrofobico al massimo, e il fuori pullulante di nemici;
2. la tensione prossima all’insostenibile che scaturiva dalla circostanza che nessuno dall’esterno si accorgeva della battaglia in corso con l’aggiunta della magnifica colonna sonora (a firma, come si ricorderà, dello stesso Carpenter);
3. il silenzio, quasi paradossale, nel quale l’assedio si svolgeva (l’intero film risultava sul piano sonoro estremamente ovattato);
4. la tipologia degli assedianti che privi di una qualsivoglia identità, finivano dritti spediti a rappresentare la dimensione archetipica del Male.
 
Nulla di tutto ciò in questo lasco remake dal titolo omonimo a quello originale, vale a dire Assault on Precinct 13 di J. F. Richet, che pare voler prendere in modo massiccio le distanze dal prototipo e dirottare ciò che rimane su altre piste.
Mal gliene viene. Il film paradossalmente soffre troppo del tentativo di delineare la dimensione psicologica del sergente Jake Roenick/Ethan Hawk, che roso dal senso di colpa per non essere riuscito a garantire l’incolumità di due suoi agenti durante un’operazione undercover (si veda il prologo), si ritrova un’altra volta, suo malgrado, a decidere della vita e della morte di altre persone.
 
Altro cambiamento che certo nuoce al film è quello che muta inspiegabilmente l’identità degli assedianti, così che ai poliziotti assediati nel distretto in via di dismissione (e come tale tagliato fuori a livello di comunicazione dal resto del mondo), viene contrapposto un gruppo ben nutrito di poliziotti che tanto per cambiare risultano corrotti.
A rimanere senza spessore è anche la parte, certo importante, che vede di fronte al pericolo venire meno le distinzioni tra poliziotti sani e delinquenti rinchiusi nelle celle, così che a prescindere dalla fedina penale, ognuno cerca di salvare la propria vita e indirettamente quella degli altri.
Ma l’afflato morale, ammesso e non concesso che all’interno del film ne circoli uno, rimane a livelli infimi, dimostrando ampiamente come il film si sia ispirato a qualcosa che non si è compreso.

Autore: Sergio Gualandi - Data: 15 dicembre 2005

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