Racconto tratto da “Era già morto quando fu ucciso”: dieci enigmi con duplice soluzione, e risolverli toccherà a te, o lettore.

I

I fratelli Maraviglia morirono a breve distanza di tempo l’uno dall’altro.

Il primo ad andarsene fu Mauro, che si spense dopo una rapida malattia nella sua splendida villa sul lago di Como.

Broker d’assalto, squalo della borsa, abituato a destreggiarsi con successo in mille spericolate operazioni finanziarie, conobbe nella sua vita un’unica sconfitta: quella contro il tumore allo stomaco, che se lo portò via in poco tempo.

Marco, Manuele e Marta perirono invece in un incidente stradale proprio mentre si recavano ai funerali del fratello. Forse fu una disattenzione, forse la stanchezza dovuta al lungo viaggio, fatto sta che la loro Mercedes uscì di strada e fu ritrovata in fondo a una scarpata.

Insieme a loro avrebbe dovuto viaggiare anche Mario, che però fu colpito da un attacco di cuore quando seppe della morte del fratello, cui era molto legato.

La notizia dell’incidente gli fu tenuta naturalmente nascosta, ma quando lo venne casualmente a sapere da un giornale, il suo cuore non resse al secondo colpo nel giro di pochi giorni.

E così ad occuparsi del funerale, anzi, dei tre funerali, si ritrovò la sola Margherita, la sorella maggiore, che aveva fatto un po’ da mamma a tutti dopo la prematura scomparsa dei genitori, anch’essa avvenuta in un incidente stradale.

Per la verità c’era anche un altro fratello, Michele, ma lui viveva fuori dal mondo a bordo di un barcone ormeggiato sul Tevere, e nessuno si premurò di rintracciarlo, perché aveva rotto con gli altri fratelli, e da anni non dava notizie.

Ma la povera Margherita non ce la fece a sopportare questo accumularsi improvviso di una tragedia dopo l’altra.

La sua esistenza solitaria, quasi da vestale, dedicata ai fratelli, le aveva lasciato in dote una crescente depressione.

Quando i fratelli morirono, si sorprese a non avere più una ragione per vivere, e decise, la vita, di togliersela: si gettò dalla terrazza del terzo piano della loro villa di campagna, non lasciando né messaggi (a chi, poi?), né persone a piangerla.

II

“Be’, anche con l’aiuto del fato vi ho eliminati quasi tutti.

 

Manchi solo tu, caro Michele, e poi resterò soltanto io:

 

l’ottava… Maraviglia!

 

Ah, ah, ah, ah, ah, ah, ah, ah!!!”

III

“Ma guarda un po’ come viveva questo tipo qui!”

Nel commissario De Paoli si mescolavano due stati d’animo.

Il primo, la suprema seccatura di essersi dovuto recare, benché fuori zona, sul luogo del delitto: tutti gli altri commissari erano in ferie e lui, che continuava a scegliere luglio per le vacanze – dietro peraltro l’insistenza della moglie – era l’unico disponibile.

Il secondo, la curiosità dovuta alla scena del crimine: un barcone attraccato ad una riva del Tevere, ma, più che un barcone, una specie di piccolo yacht, con ogni possibile lusso.

“E una persona che può permettersi una barca così vive come un vagabondo con la città a due passi? Ma io all’Hilton, vivrei, se avessi tutti ‘sti soldi!! Vabbè. Allora, chi è questo poveraccio, agente?’”

“La patente è scaduta. Comunque la vittima è Michele Maraviglia, nato a Todi il 24 gennaio 1965 e ufficialmente residente a Roma, via…”

“Maraviglia, Maraviglia… questo nome mi dice qualcosa…”

“Certo, commissario: è il cognome di tutti quei fratelli morti uno dopo l’altro un paio di mesi fa.”

Questa voce era ben nota al commissario: non era quella dell’agente, ma del suo assistente Antonio Federici.

“E tu che ci fai qui, non eri in ferie?”

“Sì, commissario, ma lei sa che a me piace pescare, mi trovavo da queste parti e, quando ho visto le auto della polizia, be’: deformazione professionale.”

“Ma non sappiamo se questo è un altro di quei Maraviglia. È un cognome abbastanza diffuso… In ogni caso, com’è morto?”

“Lo hanno strangolato, commissario”, e l’agente mimò il gesto, ma De Paoli decise che era troppo caldo per arrabbiarsi. Invece chiese:

“Sappiamo a quando risale la morte?”

“Non ancora. Ci verrà comunicato domani.” Ora l’agente era tornato serio.

“Antonio, ma tu fino a quando sei in ferie?”, il commissario lo disse quasi col tono di voler sospendere le vacanze del suo assistente.

“Be’, la pesca può attendere, tanto più che non abbocca niente…”

IV

 

“Mi spiace, Michelino,

ma non potevo permettere

che tu rimanessi a intralciare il mio piano.

 

Adesso sono io

l’ottava… Maraviglia!

 

Ah, ah, ah, ah, ah, ah, ah, ah!!!”

V

Bastò un veloce controllo per appurare che, sì, quello era il settimo dei fratelli Maraviglia, l’unico ancora in vita.

“È proprio vero: i soldi non fanno la felicità! Una famiglia che definirla sfortunata è dir poco. Senta qua, commissario…” Federici era tornato al lavoro con la proverbiale efficienza.

“Si tratta dei Maraviglia produttori di olio in Umbria. Gente molto ricca: case, ville, auto di lusso, ma un’incredibile serie di disgrazie.”

“Accidenti, sentiamo.“ Il commissario sembrava ascoltare più per cortesia che per reale interesse. Dopotutto, Federici avrebbe dovuto essere in ferie…

“Dunque: i genitori muoiono in un incidente stradale quando i figli sono molto piccoli. La famiglia in un certo senso si disgrega: Mauro se ne va a Milano e ha successo nel mondo della borsa…”

“A fare i soldi, però, erano molto bravi…”, osservò De Paoli.

“Senza dubbio, ma senta qua. Michele, quello che abbiamo trovato morto, se ne va a vivere per conto suo e rompe coi fratelli: non lavora, ma tanto ognuno ha ereditato un bella fetta del patrimonio Maraviglia…”

“Be’, a giudicare dal barcone, pardon, dallo

yacht, non sembrava avere problemi.” La voce del commissario proprio non riusciva a rivelare compassione.

“Gli altri fratelli decidono di uscire dall’attività, cedendola a una multinazionale alimentare…”

“Insomma, l’unico a lavorare era rimasto Mauro…” De Paoli sembrò riflettere ad alta voce.

“… Finché pochi mesi fa non gli viene diagnosticato un tumore allo stomaco e il poveretto in pochi mesi muore. Dopodiché, l’incredibile serie di disgrazie collegate una all’altra…”

“Be’, una non è una disgrazia, perché non dimenticare che Michele è stato ucciso” – il commissario sembrava finalmente mostrare interesse.

“Già, e a questo punto dobbiamo farci una domanda che non ci siamo ancora posti…”

“… Chi può averlo ucciso?” De Paoli bruciò l’assistente sul filo di lana. “Pare che di parenti non sia rimasto più nessuno… Ci sono figli, nipoti?”

“Figli non ne hanno mai avuti, e dunque tantomeno nipoti”, chiosò Federici.

“Ma, certo è un bel mistero, e poi chi ce la poteva avere con uno come Michele: se ne stava per conto suo… bisogna indagare su di lui: amici, nemici, fidanzate, donne… uomini” De Paoli non poté trattenere un sorrisetto.

VI

“Poveri fratellini miei: sapete che non sento la vostra mancanza?

 

Be’, come potrei: voi certo non avete mai sentito la mia!

 

Ma adesso è finalmente il momento di fare programmi.

 

Sono l’ottava Maraviglia e sono molto, molto, molto ricca!

 

Ah, ah, ah, ah, ah, ah, ah, ah!!!”

VII

Ma nella vita di Michele non c’era nessuno.

A parte qualche pescatore che a volte divideva la lenza – e magari una buona bottiglia – con lui, sembrava il classico lupo solitario.

“Certo, è strano: niente amici, niente donne, ma che faceva dalla mattina alla sera?” Il commissario era perplesso.

“Pescava, dormiva, ma più che altro beveva: molti che bazzicavano intorno allo yacht lo definivano spesso ubriaco.”

“Be’, ma allora niente di più facile che saltare a bordo e alleggerirlo un po’ dei suoi soldi. Ecco, senti com’è andata..” De Paoli sembrava fiero della propria intuizione. “Michele dorme, ubriaco come spesso gli capita. Uno dei suoi amici pescatori sale a bordo per rubare, lui lo sorprende, lottano e nella colluttazione Michele rimane ucciso. Non ci rimane che…”

“… Freni, commissario. Michele non teneva un soldo a bordo, salvo pochi spiccioli. Poi, aveva un sofisticato sistema di allarme, nel caso a qualcuno fosse venuto in mente di provarci. Ogni tanto l’allarme suonava, ma non c’è stato mai nessun furto” – Federici smontò l’ipotesi del commissario, che naturalmente ci rimase male.

“E allora Antonio, spremiti le meningi e fatti

venire un’idea che ci porti a una pista… Oppure, meglio ancora: torna alle tue vacanze, aspettiamo che il commissario di zona ritorni dalle ferie, e poi la gatta da pelare se la prende lui!”

“Ma, sa com’è, commissario, la faccenda mi incuriosisce e lei sa che quando mi metto in testa una cosa…”

“Lo so, lo so: e allora fa’ come credi. Poi però non venirmi a dire che ti ho trattenuto io. Sai bene che, a settembre, il lavoro ricomincerà a forti ritmi, e avrò sicuramente bisogno di te.”

“Ma, io comunque in mente qualcosa ce l’ho.”

“E sarebbe?”

“Questa è gente eccezionalmente ricca, commissario. Mi sembra strano che tutto questo patrimonio vada perduto. Comincerò a spulciare i conti bancari.”

VIII

“Finalmente posso fare programmi su come spendere la mia eredità.

 

Vediamo.

 

Sì, naturale, potremmo cominciare con un bell’intervento

di chirurgia estetica.

 

Ah, ah, ah, ah, ah, ah, ah, ah!!!”

IX

Federici, come sempre, ci aveva visto giusto.

“Commissario, si prepari a fare una gita a Torino.”

“E cosa ci andiamo a fare a Torino?” Nella voce di De Paoli c’era il solito mix di diffidenza e ammirazione.

“Sul conto di Margherita Maraviglia, la sorella maggiore, quella che si è suicidata, risulta un versamento mensile di 5.000 euro intestato a un orfanotrofio del capoluogo piemontese, anzi, per essere precisi, sulle colline vicino a Torino.”

“Tu pensi che…”

“… Che lì troveremo diverse risposte interessanti!”

E tu, lettore, hai intuito quali possono essere queste risposte?

 

No? E allora, dai un’occhita alle due soluzioni nelle prossime pagine.

 

Soluzione A

I fratelli Maraviglia in realtà erano otto.

L’ultimogenita era nata purtroppo con una grave malformazione al volto, che ne deturpava i lineamenti in modo bestiale.

I genitori rimasero così scioccati che pensarono immediatamente di disfarsene.

Non le volevano dare nemmeno un nome, ma furono obbligati a farlo.

Così scelsero il primo che venne loro in mente: Anna, rinunciando di proposito a battezzarla con un nome che iniziava per “m”, come tutti gli altri figli.

“Lei non è nostra figlia, non lo sarà mai!”

La affidarono a un orfanotrofio di Torino, garantendo però il loro sostegno economico.

La bambina sarebbe cresciuta con tutti gli agi, ma a una condizione: doveva ignorare la propria origine.

La dottoressa Maria De Angelis, direttrice dell’orfanotrofio, venne nominata tutore della bambina e si prese particolarmente a cuore il caso, anche perché la somma mensile era cospicua: 7 milioni di lire.

Col passare del tempo, poi, la somma aumentò ancora, assestandosi sui 5.000 euro mensili.

Ma la dottoressa De Angelis capì che dalla bambina avrebbe potuto ricavare molto di più.

Quando Anna fosse diventata maggiorenne, infatti, avrebbe potuto reclamare la sua parte di eredità.

Se poi fosse rimasta l’unica erede…

Quando lesse sul giornale dell’incredibile serie di morti che aveva funestato i Maraviglia, il piano le apparve chiaro in mente: bastava liberarsi dell’unico fratello superstite, Michele, perché Anna potesse ricevere tutta l’eredità.

Trovare un killer disposto a uccidere Michele per un lauto compensao non fu un problema.

Ancora però non aveva deciso cosa fare con Anna: dividere con lei l’eredità, o far fuori anche lei, e godersela tutta, in qualità di suo tutore.

Be’, intanto avrebbe incamerato l’eredità.

A cosa fare con la sua preziosissima “ottava Maraviglia” avrebbe pensato successivamente!

 

Soluzione B

Quando Anna conobbe la propria storia, non si dette letteralmente più pace.

All’inizio, pianse per due giorni consecutivi, per la tristezza, il dolore, la rabbia di essere stata abbandonata in questo modo.

Alla sua penosa condizione estetica si univa infatti anche l’umiliazione morale.

La sua famiglia doveva pagare!

Non più i genitori, ormai, che seppe essere morti in un incidente stradale.

Ma per i sette fratelli, che avevano sempre conosciuto la verità, verso di loro, no, nessuna pietà.

Così, nella sua mente stravolta dalla furia e dalla follia, il da farsi apparve subito chiaro: li avrebbe uccisi uno ad uno, fino all’ultimo, per poi impossessarsi dell’eredità, e poter investire somme anche ingenti per rifarsi i lineamenti del viso, e ricominciare a vivere quella vita che le era stata sempre negata.

Ma il destino sembrò darle una mano, con le morti naturali che sterminarono i suoi fratelli.

I brividi di piacere che provò leggendone la tragica fine sui giornali si accompagnavano a un crescente delirio di onnipotenza.

Sarebbe stato sufficiente un solo delitto per eliminare l’ultimo fratello.

Naturalmente aveva bisogno di un complice, che individuò nell’avida dottoressa De Angelis. Le era sempre risultata odiosa, con quei modi da beghina, quell’untuosa cortesia che Anna sapeva originata esclusivamente dal denaro.

“Dottoressa, se mi aiuterà per lei ci sarà una fetta consistente dell’eredità, diciamo anche la metà. Pensi lei a far uccidere Michele, e poi tireremo le somme. Diventerò l’ottava Maraviglia, e non sarò l’unica a godermi il patrimonio: ah, ah, ah, ah!!”

Quella risata agghiacciante, decisamente non umana, spaventò per un momento la De Angelis.

Ma solo per un momento.

Perché il suo cervello di avida tutrice cominciò rapidamente a fare i conti.

 

“Povera cretina, non vedrai mai nemmeno

un soldo.

 

Intanto aiutami, poi toccherà anche a te… sparire.

 

Perché sarò solo e indiscutibilmente io

 

l’ottava… Maraviglia!

 

Ah, ah, ah, ah, ah, ah, ah, ah!!!”

 

Allora, lettore, come sono andate veramente le cose?

Chi riderà per ultimo: Anna o la dottoressa De Angelis?

Lo saprai nella prossima pagina.

 

La soluzione è la seconda.

Infatti, man mano che la narrazione avanza, è Anna la protagonista della sua lucida follia.

Rileggiamo infatti il secondo paragrafo:

 

“Be’, anche con l’aiuto del fato vi ho eliminati quasi tutti.

Manchi solo tu, caro Michele, e poi resterò soltanto io: l’ottava… Maraviglia!

Ah, ah, ah, ah, ah, ah, ah, ah!!!”

 

A parlare è Anna: è lei che concepisce il piano e convince la dottoressa ad aiutarla.