Racconto tratto da “Era già morto quando fu ucciso”: dieci enigmi con duplice soluzione, e risolverli toccherà a te, o lettore.

I

“Naturalmente sono del tutto estraneo ai fatti di cui sono accusato.”

“Mi racconti tutto dall’inizio.”

“Ma ho già detto tutto alla commissione d’inchiesta.”

“E lei me lo ripeta: si è sempre fidato del mio istinto, no?”

Sono di fronte il commissario De Paoli, che è in stato di fermo, e il suo assistente, Antonio Federici, che è andato a fargli visita.

De Paoli è accusato di detenzione di stupefacenti.

“Dunque, venerdì scorso sono andato, come sempre, a passare una serata al circolo del bridge.”

“Chi giocava con lei?”

“Sempre gli stessi, da una vita: sono miei ex-compagni di scuola o di università.”

“Me li descriva bene,”

“Be’, c’è Piero, l’ingegnere, una mentalità straordinariamente logica e analitica: tutti vogliono fare coppia con lui al gioco. Poi Furio, impiegato comunale e artista a tempo

perso: dipinge quadri che non piacciono nemmeno a lui. E infine Gino, forse il più stimato; abbiamo frequentato insieme Giurisprudenza, poi lui è diventato professore universitario e io commissario.”

“E perché il suo amico non ha fatto l’avvocato?”

“Perché diceva che l’insegnamento lo manteneva giovane: in effetti, a parte la calvizie, dimostra molto meno degli anni che ha; e poi perché voleva insegnare agli studenti in legge a non diventare avvocati come quelli che ci sono in giro oggi, e ad essere invece veramente al servizio della giustizia…”

“Un autentico utopista… E poi cos’è successo?”

“Abbiamo giocato, anche piuttosto fino a tardi, e poi verso mezzanotte me ne sono andato.”

“Ha notato qualcosa di insolito nei suoi compagni?”

“In che senso?”

“Che ne so… un atteggiamento diverso in qualcuno di loro, un comportamento strano…”

“Be’, ora che mi ci fai pensare Gino era in forma splendida: lui che è sempre misurato, serio, pallidino era invece allegro, loquace e… ma sì, abbronzato.”

II

“Ha bevuto qualcosa durante la serata?”

“Sì, il mio solito caffè: mi aiuta a stare sveglio.”

“Ha mai lasciato il tavolo?”

“Be’, una volta, ma per pochi minuti: sono andato al bagno… Ma mi stai facendo un vero terzo grado, peggiore di quello della commissione d’inchiesta!!”

“Se vuole che l’aiuti, devo capire bene cos’è successo… Dunque, dicevamo: è andato in bagno: si era tolta la giacca?”

“No, non me la sono mai tolta. Ma un momento, non penserai che qualcuno mi abbia infilato la bustina in tasca?”

”Be’, è una possibilità, e non possiamo trascurarla…”

Il commissario, che si trova naturalmente in una condizione psicologica di estrema umiliazione, comincia a sentirsi un po’ meglio.

Antonio Federici, nei confronti del quale ha sempre avuto sentimenti contrastanti – un mix di ammirazione, ma anche di invidia per le sue intuizioni – si sta rivelando più acuto e analitico dei componenti la commissione d’inchiesta, che hanno condotto l’interrogatorio in maniera più sbrigativa, quasi annoiata, come dando già per scontata la colpevolezza del commissario, forse anche per

volerne fermare la promettente carriera.

“E gli altri suoi amici cos’hanno bevuto?”

“Ma, ora non me lo ricordo, sai, quando i gesti e le cose sono sempre gli stessi, non ci si fa più caso… Ma mi pare niente di diverso dal solito… whisky per Furio, Piero è astemio e beve acqua tonica, mi pare, e Gino… Gino… ah sì, ha preso un cognac, lui che di solito si accontenta di un digestivo… ma quella sera era veramente di ottimo umore.”

III

“Bene. E poi se n’è andato a mezzanotte circa.”

“Sì, più o meno. Il circolo è dall’altra parte della città, così ero in macchina e dopo qualche minuto sono stato fermato a un posto di blocco. ‘Cos’è successo, agente?’, ho chiesto.”

“C’è un evaso in giro, ed è pericoloso: favorisca i documenti.”

“E allora sono cominciati i problemi. Perché nella giacca non avevo il portafoglio: niente patente, niente distintivo, niente carta d’identità. ‘Mi dispiace, non ho il portafoglio con me; ma sono il commissario De Paoli, anche se questa non è la mia zona: controlli pure in questura.’”

“La prego di scendere dall’auto e di aprirmi il portabagagli.”

“Ma certo, nessun preblema.”

“E nel portabagagli, naturalmente, non c’era niente.”

“Le spiace mettere sul cofano della macchina quello che ha nelle tasche?”

“E io, che non avevo niente da nascondere, obbedìì: chiavi di casa, cellulare, fazzoletti e… una bustina di zucchero, che non ricordavo di

aver preso al circolo.”

“E questa cos’è?”

“Be’, sembra zucchero: al circolo ho preso un caffè e si vede che me ne sono messa in tasca una bustina…”

IV

Ma non era zucchero.

Era cocaina, e neanche di prima qualità.

Tagliata piuttosto male, anzi, da spacciatori da quattro soldi.

“Mi dica, commissario, il suo amico Gino ha figli?”, chiese l’assistente Federici.

“Sì, un figlio, che si chiama… Giovanni… ma perché me lo chiedi?”

“Perché il suo amico è in pericolo. Mi dica dove abita e… speriamo di trovarlo ancora vivo!”

“Ma mi dici cosa…”

“Ora non c’è tempo, commissario. Ci faccio un salto con una volante: poi le spiegherò.”

V

Il professor Gino Romani fu trovato nella sua casa con un paio di forbici nel petto.

Viveva in una villetta isolata, e l’odore, che cominciava ad essere forte, non era stato avvertito da nessuno.

“La morte viene fatta risalire ad almeno sei-sette giorni fa. Quando ha giocato la partita, commissario?”

“Be’, era venerdì scorso, quindi quattro giorni fa… Ma allora, non era lui, quella sera!”

“Direi proprio di no.”

“E chi era allora?”

“Be’, ci sono solo due possibilità…”

Hai capito, lettore?

Vediamoi un po’ quale delle due possibilità ritieni più pertinente.

Accomodati alla prossima pagina.

 

Soluzione A

Gino Romani aveva un figlio, Giovanni: si somigliavano come due gocce d’acqua.

Ma solo nell’aspetto.

Giovanni, oltre che naturalmente più giovane, era più robusto, un po’ più alto, ma aveva due cose in comune col padre: la calvizie e la voce, assolutamente identica!

Quando ti trovi davanti qualcuno che vedi ogni settimana, non pensi che sia un’altra persona semplicemente perché è leggermente diverso.

Noti solo che in quell’occasione è diverso, e basta.

Più allegro, d’accordo, ma può capitare che l’umore non sia sempre uguale.

Più abbronzato, certo, ma dopo qualche sfottò iniziale (‘Cos’è, hai un appuntamento, stasera?’) tutto tornò come sempre.

Invece i tre amici avevano davanti a sé il figlio, che conoscevano poco.

Gino ne parlava raramente e preferiva cambiare subito argomento: non doveva esserne particolarmente orgoglioso.

E ne aveva tutti i motivi.

Perché Giovanni, nel carattere, proprio non somigliava al padre, no.

Non era mai riuscito a laurearsi, vivacchiava di espedienti, ma soprattutto grazie a un sostanzioso assegno che il padre gli passava

ogni mese.

Un assegno che non bastava mai.

Perché Giovanni amava naturalmente la bella vita e, quel che è peggio, amava la polvere bianca.

Il padre su questo era inflessibile.

“Non ti dò un soldo per la cocaina, nemmeno uno!”

E allora Giovanni doveva procurarsela come capitava, spesso tagliata male e assai scadente.

Ma una sera si presentò a casa del padre, minacciandolo con un paio di forbici: era in astinenza e aveva bisogno di soldi.

Ma il padre fu irremovibile e Giovanni non ci vide più: in preda al delirio lo uccise.

Poi prese i soldi che riuscì a trovare, acquistò un paio di dosi, e gli venne in mente un piano.

Sarebbe andato a giocare a bridge con i suoi amici, spacciandosi per il padre.

Poi avrebbe infilato una bustina di coca in tasca al più ricco e in seguito avrebbe trovato il modo di ricattarlo, ancora non sapeva come.

Ma qualcosa andò storto, perché sbagliò persona.

Non Piero, l’ingegnere facoltoso, bensì il commissario, che non nuotava certo nell’oro.

Ma ormai era fatta.

“Maledizione, sono proprio un fallito: non sono nemmeno riuscito a mettere nei guai la persona giusta! Be’, pazienza, me ne inventerò un’altra… .”

 

Soluzione B

A Furio, Gino non era mai piaciuto, perché era esattamente il suo opposto: calmo, equilibrato, idealista Gino, contorto, contraddittorio, banderuola Furio.

Ma con Gino aveva qualcosa in comune: il figlio Giovanni.

Entrambi condividevano una passione: la droga.

Furio da sempre fumava spinelli, poi era passato a cose un po’ più toste, e si era assestato sulla cocaina.

Aveva incontrato Giovanni a una festa di compleanno in casa del padre, e si erano subito”riconosciuti”: stesso carattere volubile, stessa fragilità emotiva, stessa pericolosa vocazione a mettersi nei guai.

E avevano in comune un’altra cosa: la scarsezza di soldi.

Furio, da impiegato non poteva permettersi gli alti costi della “roba”; Giovanni racimolava quel che poteva.

Alla fine, misero su un piano: si sarebbero recati insieme a casa di Gino, e lo avrebbero ricattato minacciando uno scandalo:

“O ci dai i soldi regolarmente per la polvere”, gli sbatté in faccia Giovanni quella sera, “o facciamo sapere in giro, soprattutto nell’ambiente universitario, che l’integerrimo

Professor Romani ha un figlio drogato.”

Gino naturalmente non si piegò, e allora i due, che fra l’altro erano in una specie di delirio da astinenza, lo uccisero.

“E adesso, che facciamo, maledizione?”, piagnucolava Giovanni.

“Be’, stai a sentire, tu sei identico a tuo padre: domani sera vieni a giocare a bridge, mettiamo una bustina di polvere in tasca a Piero, il ricco ingegnere, e poi cominciamo a ricattarlo…”

“Ricattarlo… ma come?” Giovanni, sempre più in stato confusionale, non era convinto.

“Ma, qualcosa ci verrà in mente: sono un artista, no, e ho molta fantasia…”

Purtroppo Furio non ebbe modo di mostrare la sua fervida fantasia, perché quel venerdì sera al tavolo del bridge sbagliarono, come è noto, persona.

E il resto, lettore, lo sai.

Ma come sono andate, secondo te, le cose?

Per scoprirlo, non hai che da girare pagina.

 

La soluzione più plausibile è la prima.

Giovanni, figlio del professore universitario, era troppo snob per mescolarsi con un impiegato comunale, e artista da strapazzo, come Furio.

In più, mentre Giovanni non conosceva bene gli altri due amici, e poteva sbagliare persona, Furio li frequentava da una vita, e non avrebbe mai messo la bustina nelle tasche dell’amico “sbagliato”.