Racconto tratto da “Era già morto quando fu ucciso”: dieci enigmi con duplice soluzione, e risolverli toccherà a te, o lettore.

I

“Ho deciso di suicidarmi.”

A fare questa sorprendente dichiarazione è Duilio Franceschi, uno dei più noti attori italiani, intervistato in un talk show televisivo per il lancio del suo ultimo film.

E perfino un conduttore navigato come Giorgio Mosca, sempre a caccia di scoop, rimane interdetto e senza parole.

Sullo studio piombano trenta secondi di gelido silenzio: e trenta secondi vuoti sono tanti in televisione.

“Be’”,riesce finalmente a dire Mosca, “questa è un’affermazione molto seria. Vuole forse aggiungere qualcosa?”

“Non ho molto altro da dire.”

“Forse è un momento di tensione e di stress, normale dopo aver appena ultimato un film.”

“Certo, è proprio questo il punto. Sono stanco di tutta questa tensione, di queste enormi pressioni che si accumulano sul set.”

“Be’, comunque sono convinto che anche stavolta ne sarà valsa la pena e il pubblico decreterà come sempre un grande successo al suo film.”

“Me l’auguro proprio; ma ora, se non le dispiace, vorrei andare.”

“Certo, grazie di essere intervenuto, in bocca al lupo per il film e senta con quanto calore il pubblico la saluta qui in studio.”

La scritta ‘APPLAUSI’ non ebbe quasi bisogno di comparire, perché ci fu un’autentica standing ovation per Duilio Franceschi.

II

“Sei soddisfatto, adesso?”

Le urla di Franceschi aggrediscono la notte nella casa di campagna, che per fortuna è isolata, di Mark Rossi, il suo manager italo-americano.

“Certo che sono sodisfato”, sorride Mark con il suo pesante accento americano, che dà sempre sui nervi a Duilio. “Ora sei sula boca di tuti.”

“Porca puttana, me ne sono accorto! Mia madre mi ha già telefonato sei volte, per fortuna non ho una donna fisssa, anche se un paio di ex mi hanno subito chiamato… insomma, ho dovuto staccare il cellulare e chissà il telefono di casa!!”

“Ma tu non tornare a cassa, puoi stare qui per un po’.”

“Ma cazzo, come faccio, non voglio tagliarmi fuori dal mondo.”

“Now, shut up, boy!” Adesso Mark è serio. “Mi hanno già chiamato un paio di produtori e dicono: ti mando qualche copione, così forse riusciamo a girare un felm prima che Duilio si ammazza…” E qui Mark ride mentre butta giù il suo whisky.

“Non c’è proprio niente da ridere, cazzo, e poi non dire felm: vabbe’ che sei americano,

ma tutti dicono film!”

“Se per questo, noi in IuEsEi diciamo movie, boy!”

“E smettila di chiamarmi boy, OK?” Duilio è sempre più nervoso.

“OK, boy! Ah, scusa tanto. Adesso ti lascio solo qui, ti fai una bela dormita e poi domattina ne parliamo, OK?”

“E chi ce la fa a dormire?”

“Be’, se vuoi ho del sonifero nel bagno… ma non esagerare!”

“E allora? Non hai detto che dovevo suicidarmi?!”

“Dai, sta tranquilo e good night.”

III

Le campane sembravano percuotere con i loro rintocchi micidiali la testa del povero Duilio.

Ma non erano campane.

Era il telefono, il cui suono feroce continuava a infierire su di lui impietosamente.

“Ma chi è a quest’ora?”, la voce impastata di Duilio era una inequivocabile dichiarazione di ubriachezza.

“Good morning, boy: è mezzogiorno. Fatti una doccia, prenditi un paio di caffè e fra un’ora ti porto a pranzo. Ci sono buone news!!” Mark Rossi era particolarmente euforico.

“Alora, hai dormito bene?”

Erano in una trattoria di campagna, un posto, come si suol dire, ‘fuoriporta’, e anche fuori dal mondo, perché non aveva né televisore, né internet, né telefono.

Perfetto per passare inosservati, data l’improvvisa popolarità di Duilio.

“Dammi le buone notizie” – il mal di testa era ancora lì, feroce e noncurante di doccia e caffè.

“Well, mi hano chiamato altri produtori, un paio di registi, non so quanti reporters, e anche uno che produce antidepresivi e ti vuole per sua publicità!!”

“Cos’è? ‘Ecco gli antidepressivi che hanno salvato Franceschi dalla morte?’ Ma roba da matti!”

“Be’, la publicità paga molto bene, di solito.”

“Ma tu pensi sempre ai soldi? Dimmi un po’ dei produttori e registi: c’è qualcosa di interessante?”

“Devono mandarmi le sceneggiature, poi vediamo. Tu comunque devi stare un po’ qui, tranquilo, perché là fuori è pieno di giornalisti che ti aspettano…”

“Non se ne parla nemmeno: io voglio andare a casa mia; non mi ammazzeranno mica!!”

“Sì, ma cosa gli raconti? Ora sto bene, non mi suicido più!? Quelli sono degli squali, lo sai!”

“E allora cosa mi suggerisci di fare?”

“Io starei qui qualche giorno. Il frigo è pieno, ti porto anche fuori a cena, magari ti mando qualche amica un po’ vivace…”

“Sì, ecco, ora ci mancano anche le puttane!!”

“Ma dai, relax, non prendere tuto male! Ah, guarda, ti ho portato un nuovo celulare: il numero lo conosco solo io. È meglio che non rispondi al telefono qui di cassa, OK?”

“Insomma: sotto protezione!! Sembro un pentito, o un testimone scottante. Ecco, potremmo fare un film su questo. A proposito, si sa niente del film?” “Wait, boy, è uscito ieri: oggi faccio qualche

telefonata, poi ti dico. Ora torniamo a cassa e… tranquilo!”

IV

Il film stava andando veramente bene.

La trovata di quel volpone di Mark stava producendo l’effetto sperato.

Molti spettatori erano fuori dai cinema per vedere quello che, forse, sarebbe stato l’ultimo film di Duilio Franceschi.

“Non ci posso credere! Ma la gente è così scema? Basta dire che uno si ammazza e boom: grande successo al botteghino!”

“Te l’avevo deto, boy, tu devi sempre ascoltare vecchio zio Mark.”

“E il vecchio zio Mark quanto tempo mi vuol tenere ancora qui prigioniero?”

“Guarda, se ti va stasera ti porto una che conosci: una tua ex, che mi ha chiamato già due o tre volte: è sconvolta.”

“E chi è?”

“Giorgia… il coniome non l’ho capito.”

“Be’, questa la vedrei anche volentieri, però senza di te. La porti qui è poi gentilmente ci lasci soli.”

“Uh, e buti fuori il povero zio Mark?”

“Dai, l’hai detto tu che avevo bisogno di compagnia femminile…”

“OK, ci vediamo stasera e… fatti belo!”

Ma le cose, quella sera, andarono in modo un po’ diverso da come Duilio si era aspettato.

V

“Accidenti, ha mantenuto la promessa!”, disse il commissario De Paoli esaminando il cadavere di Duilio Franceschi la mattina dopo.

“Io non capisco, commisario..” Mark Rossi era sconvolto. “L’ho lasciato qui ieri sera, con la sua amica, mi sembrava un po’ nervoso, ma…”

“La sua amica?” De Paoli drizzò le antenne.

“Sì, Giorgia, ma, il coniome non me lo ricordo. Una sua ex-fidanzata.”

“E com’è questa amica?”

“Giovane, sui venticinque anni, bionda, alta, un po’ antipatica, a dire la verità.”

“Lei sa come rintracciarla?”

“Ma… mi ha sempre telefonato lei, e con numero riservato…”

“E lei dov’è andato dopo essere venuto via da qui?”

“Be’, sono andato a cassa mia, in città e ho dormito.”

“C’è qualcuno che può confermarlo?”, chiese Federici, il giovane assistente del commissario.

“Ma, mia moglie è partita per Stati Uniti e in casa non c’era nessuno a parte la mia gatta: e lei purtropo non parrla…” La risatina di Mark non piacque al commissario.

“Qui non c’è proprio niente da ridere, signor Rossi, perché, se questa ragazza non salta fuori, lei è il principale sospettato

dell’omicidio di Duilio Franceschi!”

“Omicidio? Ma quando sono andato via lui era vivo, lo giuro! Cercate questa maledeta Giorgia! Opure… ma forse si è davero suicidato. L’ha deto anche in tivi… e ultimamente mi sembrava molto depresso.”

“Mi racconti un po’ di questa storia della dichiarazione di suicidio in diretta tivù.”

“Be’, è una cosa che ho sugerito io a Duilio. L’ultimo felm non era andato bene e alora io penso: perché non dici in televisione che ti voi suicidare, cossì you make a sensation, come si dici in Italian?”

“Fai scalpore?”, suggerì Federici.

“Ah, ora sappiamo anche l’inglese, Antonio, e da quando?” Nella voce del commissario c’era la solita punta di invidia.

“Right! Lo scopo era in effeti questo, perché quando un attore dice ‘mi uccido’ ed è famoso, be’ poi tuti vano vedere suo felm. E in efeti il felm sta avendo sucesso!”

“Comunque, adesso aspettiamo i risultati dell’autopsia per capire com’è morto ‘sto poveraccio… E lei venga al commissariato: cercheremo di fare un identikit di questa ragazza.”

VI

“Pronto, signor Rossi? Sono Federici, l’assistente del commissario De Paoli. Si presenti domattina qui in commissariato perché vogliamo farle alcune domande.”

“Dunque, signor Rossi”, il commissario sembrava piuttosto teso. “Ci dica un po’ cos’è accaduto due sere fa nella sua casa di campagna.”

“Ma ho già detto, commisario” Mark Rossi aveva un tono quasi aggressivo. “Ho lasciato Duilio con sua amica e me ne sono tornato in città… e quando sono partito lui era vivo!”

“Volevo informarla che l’autopsia ha stabilito che il signor Franceschi è morto per aver ingerito una quantità eccessiva di sonnifero, mescolata a una dose notevole di whisky. Ma questo non prova che l’abbia presa spontaneamente: potrebbe avergliela data lei, in un momento in cui Franceschi era distratto.”

“Ma… e la ragaza, perché non può essere stata lei?”

“Perché ancora non abbiamo trovato nessuna che corrisponda alla sua descrizione.”

“Mi scusi, signor Rossi”, chiese Federici, “la ragazza è tornata in taxi, per caso?”

“No, oniuno aveva la sua macchina, perché?”

“Perché se lei fosse ritornata in taxi,

potremmo fare un’indagine presso i vari depositi…” De Paoli rubò il tempo al suo assistente.

“Cercatela, e poi andiamo, commisario! Sarei stato scemo a uccidere Duilio: era il mio atore più di sucesso!”

“Sì, ma lui aveva già dichiarato in televisione che si voleva uccidere, dunque questo per lei era un alibi perfetto!”

“Ma no, ma no, è fuori strada, commisario, io sono innocente! Sono innocente!! Duilio era, come si dici, una mia creatura!!” Mark Rossi, di solito un uomo sicuro di sé e abbastanza gradasso, stavolta quasi piangeva.

“Commissario, posso parlarle un attimo?” Il giovane Federici sembrava aver avuto un’idea.

“Bene. Lei comunque rimane in stato di fermo fino a quando non avremo trovato la ragazza e non saranno state chiarite le cose”, e con un cenno De Paoli ordinò a un agente di portare via Mark Rossi.

“Commissario, io non credo che Mark Rossi abbia ucciso Duilio Franceschi.”

“E come fai a esserne sicuro?” De Paoli era come al solito quasi infastidito dalle intuizioni del suo assistente.

Già, come fa Federici ad esserne sicuro?

Scopriamolo insieme, lettore, nelle prossime pagine.

 

Soluzione A

Federici aveva capito che Mark Rossi era innamorato di Duilio.

Se ne era reso conto quando il manager, un uomo di solito arrogante e aggressivo, si era improvvisamente sciolto in lacrime, dicendo ‘Duilio era una mia creatura!!’

E non aveva sbagliato volendo invece dire ‘una mia creazione’, no: Mark sentiva Duilio come un proprio bambino, una creatura, appunto.

Eh no, il povero Duilio Franceschi si era effettivamente suicidato, anche se inconsapevolmente.

Quella sera, le cose erano cominciate bene con la sua ex.

Ma poi lei era tornata alla carica, dicendo che voleva di nuovo essere la sua donna.

Avevano cominciato a discutere, come facevano spesso negli ultimi tempi della loro relazione. La situazione era degenerata, e Duilio l’aveva letteralmente buttata fuori di casa.

Era sconvolto, perché sperava anche lui in una riconciliazione, ma non per un rapporto impegnativo.

Era agitato, preso dal tremito: negli ultimi giorni aveva vissuto un po’ troppe emozioni.

Si buttò sul divano e si abbandonò a una compagnia che non lo tradiva mai: una buona bottiglia di whisky.

Ma dopo essersi scolato quasi tutta la bottiglia, era ancora teso e sveglio.

E allora aveva preso qualche pastiglia di sonnifero.

Ma il sonno non arrivava.

E ne prese altre.

Forse un po’ troppe.

E la miscela alcol-sonnifero, si sa, non perdona.

 

Soluzione B

 

Mark Rossi non aveva ucciso Duilio.

Ma Franceschi non si era suicidato.

La moglie di Rossi da tempo si era accorta che al marito piaceva sempre più Duilio: non faceva altro che parlarne, e non come un semplice manager.

No, c’era qualcos’altro, e la cosa proprio non andava giù alla signora, gelosa e possessiva per natura, oltre che molto attaccata al denaro.

Mark aveva cominciato a fare al suo boy regali sempre più costosi, visto che ‘poverino era tanto giù di morale, stressato’, eccetera eccetera e questo la signora lo tollerava sempre meno.

Perciò la sera della dichiarazione in tv, dopo aver visto il programma, un piano prese forma nella sua mente: avrebbe avvelenato Duilio facendo credere ad un apparente suicidio.

Doveva solo aspettare l’occasione giusta.

E l’occasione si presentò un paio di giorni dopo

Saputo che Mark quella sera andava nella casa di campagna, gli telefonò dicendo che doveva partire improvvisamente per gli Stati Uniti, perché sua madre stava molto male.

Il piano era semplice: uccidere Duilio, facendo credere che si fosse suicidato; se poi la polizia non avesse abboccato, be’, l’ultima persona ad

aver visto Duilio sarebbe stata suo marito…

Ma quando vide che Mark andava alla casa di campagna con una ragazza, rimase disorientata.

Comunque li seguì e, quando arrivarono alla casa, rimase in macchina, in attesa.

“Ecco, Mark se ne va. La ragazza però è ancora dentro: pazienza, aspetterò… Ma quanto ci rimane? Oddio, non ci passerà mica la notte? Ah, no, ecco che esce; sembra piuttosto sconvolta: non l’avrà mica ammazzato lei?”

Così entrò nella casa, trovò Duilio così ubriaco da non accorgersi praticamente della sua presenza e meno che mai della forte quantità di sonnifero che si premurò di sciogliergli nel bicchiere.

Goodbye, my boy”, sogghignò la signora. E: “Goodbye, Mark!” aggiunse mentalmente, con una risatina ancora più malvagia.

Be’, lettore, che ne dici: Duilio si è suicidato o no?

Scoprilo nella prossima pagina.

 

La soluzione è la B.

Duilio infatti non si è suicidato.

Lo si capisce dall’atteggiamento fortemente ostile che ha nei confronti dell’idea di Mark.

E poi, pur turbato dal litigio con la ragazza, non prenderebbe mai una miscela letale come barbiturici-alcol.

Il problema adesso passa alla polizia. Riuscirà a stabilire come è veramente morto il povero Franceschi?

Be’, più di due soluzioni non dobbiamo trovarle, perciò lasciamo lavorare De Paoli e il suo brillante assistente.