Mi chiamo Pietro, perché torno sempre indietro.

A dire la verità non ho mai capito cosa c’entrino i sassi col fatto che torno sempre indietro, anche perché quando li lancio vanno in avanti, ma per la mia amica umana deve avere un significato recondito, come quando parla con pezzetti di metallo o fissa per ore la scatola luminosa.

Che torno sempre indietro è vero. Non mi piace fare come le gatte del giardino accanto che scavalcano muro su muro, rete su rete, e si avventurano in luoghi pericolosi. Un paio di loro non sono più tornate indietro, in effetti. Io faccio un giretto veloce lì, una pisciatina là, e mi rimetto al sicuro a fare il chilo. Forse era meglio se mi chiamavano Macigno.

Quel che non torna mai indietro è la mia pallina argentata.

Un seccante mistero.

Tutti i giorni, la mia amica umana deve prendere la carta metallica che usa per cucinare e appallottolarmene una nuova. Io ho provato a farle capire che preferirei giocarci in casa, ma lei me la tira sempre in giardino, giochiamo un po’ insieme, rientro, e il giorno dopo non c’è più. Cerca e ricerca dappertutto, ma non c’è più.

Roba da non crederci...

Quando fa buio, la pallina argentata è sempre lì, ma è un casino rimanere fuori tutta la notte quando hai un’amica umana. Gira che ti rigira, a una cert’ora, lei comincia a urlare “Pietrooo! Pietrooo!” con voce stridula e tanti versi schioccanti che mi fanno venire in mente i croccantini che, in effetti, mi mette sempre nel piatto appena rientro. Lì per lì non mi va un granché di rincasare, però quando lei minaccia di chiudere la porta mi viene sempre la paura che non la riapra più. Lo so, è da sciocchi, tanto la riapre sempre, però non si sa mai. E se una volta restassi chiuso fuori davvero? Se la facessi arrabbiare e non mi desse più né da bere né da mangiare? Io provo a saltare qua e là, a farle capire che vorrei rimanere ancora un po’ all’aperto, però non so di preciso quanta voglia lei abbia di giocare con la porta e per quanto tempo. Rischio, rischio, ma a un certo punto mi viene l’ansia. Infine cedo. Così non posso spiare il giardino di notte e scoprire chi, fra quelle sciacquette di là, salta al di qua della rete e mi porta via la pallina. Di giorno, spio fra le maglie della rete divisoria, studio tutti gli angoli del giardino accanto, ma non riesco a vederla. Io non vado mai di là, sono loro a venire di qua. Non mi piacciono i loro amici umani e preferisco casa mia. Poi non vorrei si accorgessero che vado alla ricerca della mia pallina, sarebbe troppo umiliante. Meglio studiare il caso di nascosto che avere cinque femmine che ti sghignazzano alle spalle.

Ce ne fosse almeno una giusta come fidanzata... Ciucia è troppo vecchia, Demetria troppo grassa, Olivia troppo scema, Vicki troppo ribelle e Mimì... secondo me Mimì non batte tanto pari. Carina, ma boh... È l’unica che non viene mai a fare giratine di qua. Non perché non faccia la sciacquetta come le altre, proprio non ci riesce. È piccola, ma non nel senso che è giovane, è proprio bassa, con le zampette corte, piccina, grigina, così non ce la fa a saltare sulla colonna di muro che sostiene la rete e allora resta sempre di là da sola. Perlomeno ho una sospetta in meno.

Con quella cariatide di Ciucia (ma a volte si chiama Ciuciotta, altre Micia) non si riesce proprio a trattare. È arrivata prima lei, ha scoperto tutto lei, mangia tutto prima lei, sa tutto lei e fa tutto lei. Ovviamente l’ho sospettata per prima. La vedi, e ti sembra innocua. La solita soriana a strisce grigie e marroncine con gli anelli neri sulla coda. Poi però si mette seduta, ti guarda con quegli occhiacci verdi cerchiati di nero e il testone abnorme, e ti senti incenerire (ooohhh però quanto è ruffiana invece con i suo amici umani...). Io cerco sempre di avvicinarmi il meno possibile sennò ringhia come i cani. Eppure qui è casa mia! No. Lei comunque è arrivata prima di là e io nella sua testa dovrei essere tanto scemo da darle ragione su tutto. Femmine...

Però c’è qualcosa che non mi quadra. Non attraversa la rete tanto spesso e a volte ho l’impressione che tutto ciò che ho toccato io sia da evitare, contaminato, inferiore. Lei è gelosa delle sue cose, così come dei suoi amici umani, perché dovrebbe andare a cercare la roba degli altri? Mi sembrerebbe strano si accanisse proprio sulla mia pallina, con cui oltretutto non l’ho mai vista giocare. Però non si può mai dire. Una come lei potrebbe farlo giusto per spregio.