Cosa ci può essere di più falso di un Vangelo scritto da Satana in persona? Un gioco letterario, è vero, ma sul quale si può speculare senza sosta. È il caso de “Il Vangelo secondo Satana” (L’Évangile selon Satana) thriller del 2007 dell’autore franco-britannico Patrick Graham. Questi è un consulente aziendale per le imprese francesi che ha deciso di darsi anche alla scrittura adottando uno pseudonimo anglofono. «Il mattino scrivo - racconta Graham nel 2008 a SherlockMagazine - e il pomeriggio faccio il consulente».

Questa sua opera prima viene subito premiata e riscuote consensi in molti Paesi, in quanto si riallaccia al molto amato genere dei “thriller religiosi”, romanzi che non si limitano ad ipotizzare percorsi alternativi seguiti dalla religione cattolica ma che presentano prove di queste alternative. Graham vuole abbracciare un territorio forse un po’ troppo ampio, in quanto inserisce nel suo romanzo tali quantità di argomenti (dalla tribù di Caino agli Aztechi, dalle prove scientifiche del diluvio universale al mistero del titulus di Cristo, dai sei miliardi di universi agli adoratori di Giano) che provocano un’indigestione nel lettore, malgrado il tutto sia condito da una narrazione fluente e scorrevole. “Il Vangelo di Satana” è un piatto ricchissimo che forse potrà risultare di difficile digestione ma che sicuramente lascia sazi.

La prima parte del romanzo si svolge nel 1348 (l’anno della Peste Nera in Europa) quando la suora Yseult una notte vede arrivare al proprio convento di Bolzano una Reclusa, appartenente ad un ordine ritirato nel monastero di Notre-Dame-du-Cervin. Questa è in realtà «la più grande biblioteca proibita della cristianità: scantinati fortificati e sale segrete che rinchiudevano migliaia di opere sataniste e, soprattutto, le chiavi di misteri tanto grandi e menzogne così odiose che avrebbero messo la Chiesa in pericolo se qualcuno li avesse riportati a galla».

Addosso alla misteriosa donna venne trovato «un libro molto antico, spesso e pesante come un messale. Un manoscritto chiuso da una serratura d’acciaio. Nessuna iscrizione sul taglio o sulla copertina, nessun sigillo impresso nel cuoio. Un libro simile a mille altri. Eppure, dallo strano calore che sembrava emanare da quella rilegatura, la madre superiora aveva immediatamente intuito che una grande sciagura si era appena abbattuta sul convento». Una giusta sensazione, visto la Reclusa era l’unica sfuggita ad un’orda di «cavalieri del Male fuggiti dagli inferi» che si erano abbattuti sul suo monastero: le suore avevano cercato di distruggere i «manoscritti proibiti» per evitare che finissero in mani sbagliate, ma senza successo: l’unico manoscritto sottratto alle forze del Male era quello che portava con sé la donna.

«Secondo lei, le pagine erano state scritte con sangue umano in una lingua fatta di malefici che non era prudente pronunciare sul far della notte. Il manoscritto era stato redatto dalla mano stessa di Satana, era il suo vangelo e raccontava quello che era successo il giorno in cui il figlio di Dio era morto sulla croce. Il giorno in cui il Cristo aveva perso la fede e in cui, maledicendo suo Padre, si era trasformato in qualcosa d’altro: una bestia urlante che i romani erano stati costretti a finire a colpi di randello per metterla a tacere».

Parole forti, perché se quanto raccontato nel manoscritto fosse vero, vorrebbe dire che non c’è stata alcuna resurrezione e che Gesù era un uomo come tutti gli altri. Nel tentativo di dimostrare la falsità del testo, suor Yseult studia il manoscritto e scopre delle parole in latino incise sulla rilegatura: «Vangelo secondo Satana dell’orrenda sciagura, dei molti tormenti e dei grandi cataclismi. Qui comincia la fine, qui si compie l’inizio. Qui riposa il segreto della potenza di Dio. Siano maledetti dal fuoco gli occhi che vi si posano». La povera donna non sa che la rilegatura contiene una trappola mortale: un ago intriso nel cianuro la punge mentre legge la scritta, così che rimanesse sempre segreto il contenuto del testo. «Per quello, i Ladri di Anime avevano massacrato le Recluse del Cervino. Per recuperare il loro vangelo. Il Vangelo secondo Satana».

 

La storia si sposta ai giorni nostri, quando i Ladri di Anime continuano senza scrupoli la ricerca di un Vangelo considerato pericolosissimo dalla Chiesa Cristiana. «Quel vangelo non sostiene soltanto che il Cristo non sarebbe risuscitato. Dice pure che, dopo aver perso la sua visione beatifica, Gesù avrebbe rinnegato Dio sulla croce e che, facendo questo, si sarebbe trasformato in Giano, una bestia urlante che i romani avrebbero ucciso frantumandole le membra. Gesù, il figlio di Dio, e Giano, il figlio di Satana».

Una delle prove risiederebbe nel titulus di Cristo: INRI, scritto sulla sua croce. Per i Romani stava per Iesus Nazarenus Rex Iudaeroum, mentre per gli adepti del Vangelo di Satana significava Ianus Nazarenus Rex Infernorum.

Sappiamo che questo Vangelo arrivò in Europa nel 452 quando Attila lo regalò a papa Leone Magno, il quale fu atterrito dal contenuto e lo nascose il più possibile, creando degli ordini segretissimi per tenerlo lontano da occhi indiscreti. Nel 1104 la prima crociata lo portò a San Giovanni d’Acri, dove un secolo dopo lo trova il gran maestro dell’ordine dei Templari Robert de Sablé. Nel 1291 cade Acri e decadono i Templari: dopo il 1300 il Vangelo viene nascosto nel convento di Notre-Dame-du-Cervin finché nel 1348 i Ladri di Anime non attaccano la biblioteca. Come abbiamo visto prima, una Reclusa salva il manoscritto e da allora di esso non se ne sa più nulla.

Dopo lunghe indagini, avventure e vicissitudini, Marie Parks - la protagonista della parte investigativa e “thriller” del romanzo - scopre la cella segreta in cui la Reclusa si era volontariamente seppellita per evitare che il Vangelo cadesse in mani sbagliate.

Parks cede alla curiosità e legge alcune righe del manoscritto: «In principio, Satana creò il Cielo e la Terra...» Un po’ plateale come invenzione, comunque uno pseudo-incipit di grande effetto!

Sappiamo che la religiosa, prima di morire, aveva studiato a fondo il manoscritto scrivendo a sua volta il saggio “Racconto dei Figli di Caino, estratto delle Scuole dei Misteri”. Tornava indietro fino all’8300 a.C. quando i figli di Caino si spinsero alle porte degli Inferi... e altre deliranti notizie curiosamente corredate da prove scientifiche.

Purtroppo Graham cede alla tentazione di riportare un lungo brano di questo Vangelo, di cui evidenzieremo giusto un passo rappresentativo. «Il principio, l’Abisso eterno, il Dio degli dèi, il baratro da cui era sorta ogni cosa, creò sei miliardi di universi per respingere il nulla. [...] L’Abisso eterno creò allora l’ultra-cosa, il Bene supremo e l’ultra-non-cosa, il Male assoluto. All’ultra-cosa diede il nome di Dio. All’ultra-non-cosa diede il nome di Satana

Sarà stato forse l’entusiasmo dell’opera prima, ma il lungo e delirante brano del Vangelo inventato da Graham si addice più ad una parodia che ad un thriller! Paradossalmente, risulta molto più credibile e plausibile il Quinto Vangelo inventato da Michel Faber - che abbiamo visto nel precedente articolo - malgrado questo sia stato volutamente creato con scopi sarcastici.

Al di là dell’indigestione di argomenti e di nozioni, come si diceva, “Il Vangelo di Satana” rimane un’opera interessante e di piacevole lettura, soprattutto perché si va ad unire a quella schiera di “libri falsi” che supera di gran lunga i testi religiosi accreditati.

 

Di natura completamente diversa è il romanzo “El inquisidor” (2007): il motivo per cui viene inserito in questo speciale è solamente perché nel 2008 viene distribuito in Italia con il roboante titolo “Il Vangelo di Satana”.

Il libro di Patricio Sturlese è in realtà un feuilleton storico-ecclesiastico-avventuroso che indugia molto di più sugli elementi drammatici tipici della fiction che su rivelazioni biblico-ecclesiastiche.

Siamo nel 1597 e all’inquisitore Angelo De Grasso viene affidata la missione di trovare il “Necronomicon”, un testo che sembra provenire direttamente dal Maligno ed usato da una setta segreta, nata in seno alla Chiesa, che vuole minare le basi del Cristianesimo stesso.

Il romanzo si riallaccia alla cronologia del “Necronomicon” stilata da H.P. Lovecraft. «Il Necronomicon [...] in greco significa “Libro del nome dei morti”. Ed è un abominio senza eguali. Il suo titolo originale in arabo è Al-Azif e fu scritto da un poeta pazzo che fuggì da Sanaa nello Yemen intorno all’anno 700, durante il califfato degli Omeiadi. Il titolo deriva dalla parola azif che allude al rumore che fanno gli insetti durante la notte. In questo caso si riferisce al mormorio costante prodotto dalle creature demoniache che vagano nel deserto protette dall’oscurità. [...] Il poeta pazzo che scrisse il libro, Abdul al-Hazred, trascorse dieci anni nella solitudine del Dahna, il cosiddetto “deserto scarlatto” e non fu altri che la mano che diede corpo a quelle voci, a quel sussurro diabolico che tormentò la sua mente sino a fargli perdere la ragione. Dopo la strana morte dell’autore, nell’anno 738, il libro circolò segretamente tra alcuni gruppi di adoratori del diavolo, sino a quando, nel X secolo, Teodoro Fileta, un greco che viveva a Costantinopoli, non lo tradusse nella propria lingua e lo diffuse con il nome che conosciamo oggi [...] L’Al-Azif

Patricio Sturlese
Patricio Sturlese
contiene il germe del caos perché altro non è che il vangelo di Satana.»

Si fa notare come l’autore sia fra quelli che forzano l’etimologia del titolo del libro fino ad utilizzare onoma (nomi) invece che nomos (leggi): così invece della più plausibile traduzione “La descrizione delle Leggi dei Morti” (nekros + nomos + eikon), usano la traballante versione “Libro del nome dei morti”. Chi usa questa traduzione, di solito evita accuratamente di spiegare il perché del titolo: forse che il “Necronomicon” è un elenco di nomi e basta? E i nomi di chi sarebbero in esso inclusi? È vero che si tratta di una parola inventata, e che quindi la sua etimologia può essere interpretata a piacimento, ma visto che il suo autore (Lovecraft, come si diceva) ha specificato chiaramente l’accezione “La descrizione delle Leggi dei Morti”, ci si permette di diffidare di ulteriori varianti.

Ma di cosa parla esattamente il “Necronomicon” di Sturlese? «Parla del diavolo... Della sua esistenza e degli assiomi proibiti. Parla del suo potere decaduto, delle filosofie terrene e delle orde del sepolcro.» Al contrario, infatti, dell’opera lovecraftiana questo “Necronomicon” è passato per la Biblioteca di Alessandria e, prima della distruzione di questa, filtrato da degli oscuri figuri che hanno deciso di epurarlo delle formule magiche più potenti e terribili: l’insieme di questi ultimi verrà in seguito conosciuto come “Codex Esmeralda”. I due libri insieme, l’epurato “Necronomicon” e il potente “Codex Esmeralda”, «sono, per così dire, la porta e la chiave che apriranno il Regno oscuro di Satana. Diciamo che l’uno non è niente senza l’altro, che da soli sono sterili e che funzionano solo se usati insieme.»

Cosa però concretamente facciano queste due opere, se unite insieme, rimane fumoso: l’autore non è interessato né ai libri né a parlare delle loro peculiarità. Come si diceva, “Il Vangelo di Satana” è in realtà un romanzo d’avventure e di congiure, di tradimenti e di colpi di scena: l’oscuro “Necronomicon” dell’arabo pazzo ha poco a che vedere con tutta la trama, rimanendo sempre marginale e come elemento del tutto secondario.

«Dio liberi gli uomini dalle conseguenze di quest’opera, perché la bestia guarda e sente attraverso le sue pagine e i suoi stregoni». Al di là di frasi ad effetto come questa, l’autore si cimenta ben poco nel gioco letterario degli pseudobiblia, risultando molto parco nel citare brani del “Necronomicon”: l’unico degno di nota è questo, «Le dodici tribù di Israele distruggeranno il Nazareno. I dodici apostoli saranno la sua perdizione. Scrivi senza respirare le parole dei dodici, indicale con cinque punte e la porta si aprirà nella congiunzione del due con il due.» In realtà l’uso del numero 12 ha scopi puramente astrologici e, lo ripetiamo, del tutto marginali e insignificanti ai fini della storia.

È un peccato che il più famoso degli pseudobiblia sia stato usato, ad ottant’anni dalla sua creazione, in modo così effimero: il buon Lovecraft avrebbe amato un uso più sconsiderato e devastante della propria creatura!